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Vescovo: Omicidio Rivabella impone a chiesa severa riflessione

Mercoledì, 01 Giugno 2016

(Rimini)“Severa riflessione” impone alla chiesa riminese l’omicidio che si è verificato la scorsa settimana con l'uccisione di Petrit Nikolli, colpevole di aver aiutato la nipote a fuggire da un marito violento, invocando il Kanun (antico codice consuetudinario che regolava la vita sociale in Albania). E anche richiede “un impegno convinto, coerente e deciso”. Sono le parole del vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, condivide da Caritas Diocesana,
Piccola famiglia dell'Assunta – Monteaturo, Casa Madre del perdono – Taverna di Montecolombo.
“Il Vangelo - continua la riflessione della Dicoesi - ci ricorda che coloro che uccidono, con il loro comportamento mettono sotto i piedi la croce di  Cristo e arrecano una offesa gravissima al suo sangue. Gesù infatti ha scelto di "dare" il suo sangue per la salvezza dell'umanità, e non di "prenderlo" come presunta "soddisfazione" per i peccati e le colpe che commettiamo”.
I vescovi albanesi, “con l'intenzione che si giunga al ravvedimento degli uccisori e alla interruzione della catena di "vendette di sangue", hanno decretato (14 settembre 2012) che "chiunque commette un omicidio incorre, a norma del canone 1331, nella censura della scomunica".
“Mentre invochiamo la pace dei giusti per l'ucciso ed esprimiamo fraterna vicinanza e cordiale, fattiva solidarietà alla signora Linda Fusha e ai suoi figli, affidiamo l'omicida ed eventuali complici o collaboratori alla misericordia di Dio, affinché si pentano e si impegnino ad offrire giusta riparazione per il delitto compiuto”, conclude il vescovo.


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Rimini by @lisaram, foto vincitrice del 15 febbraio

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