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Grillini senza lista, restano rancori e insulti

Mercoledì, 18 Maggio 2016

È come se in un palazzo da un giorno all’altro, per i motivi più diversi, fossero scomparsi tutti gli inquilini. Il malcapitato portiere non sa a chi riconsegnare le chiavi, pensa che non faccia bene a tenerle per sé, si chiede cosa debba fare ma non riesce a trovare risposta.

È il dilemma che si è posto Stefano Monti, attivista 5 Stelle, con il compito di curare il sito riminese del Movimento ed autore dell’ultimo disperato tentativo di presentare una lista con il simbolo pentastellato. Quando ha saputo che anche la sua iniziativa era fallita ha confidato su Facebook: “Ho realizzato che quello che abbiamo ereditato andrà irrimediabilmente perso. A quale informatico non è mai capitato di dover buttare via tutto? Il terrore è proprio quello.
Io sono qui con il cursore del terminale che lampeggia e il dito a due centimetri dal tasto enter...Devo farlo o non devo farlo?”.

Non lo ha fatto, il sito è ancora online ma non si sa quello che sarà il suo destino. Come tutto ciò che riguarda i 5 Stelle, tutto è poco chiaro e molto complicato. Il sito ha diritto di esistenza fino al 5 giugno (o fino al 19) perché nell’attuale consiglio comunale c’è ancora una rappresentanza del Movimento. Dopo non sarà più così, Rimini tornerà ad essere una sorta di terra di nessuno, una landa pagana ancora da evangelizzare dal verbo grillino. Nonostante quasi dieci anni di attività e la partecipazione ad una elezione che ha fatto conquistare tre consiglieri, nonostante a Strasburgo, Roma e Bologna siedano esponenti eletti con i voti dei riminesi. Il meet up di per sé continua ad esistere, ma non ha alcun diritto sul sito e sul logo che vi appare. “Di mezzo non c’è solo il sito – spiega Monti – ma tutta la documentazione politica e amministrativa, accessibile solo con password, raccolta in questi anni. Non si sa chi potrà avere il diritto di usarla. Ed è un patrimonio enorme. Se uno facesse una ricerca su “Pd, Trc, 1999” troverebbe documenti su questo argomento. E l’informazione è potere”. Da Rimini è partito il quesito su che fare indirizzato al “mitico” e discusso staff di Milano che ancora non ha risposto. Mantenere in vita il sito (il proprietario del dominio è Massimo Manduchi, che non fa più parte del Movimento) e la piattaforma digitale comporta dei costi. E qui arriva l’altro aspetto curioso della vicenda. L’europarlamentare Marco Affronte, la deputata Giulia Sarti e la consigliera regionale Raffella Sensoli non hanno accettato di farsene carico. E perché mai? Magari restituiscono qualcosa in meno dei loro lauti stipendi… “Non è possibile – spiega Monti – perché è una spesa per la quale non possono chiedere il rimborso visto che nessuno ha dato loro questo incarico”. La solita “maledizione” degli scontrini che sempre ingarbuglia la politica a 5 Stelle. E poi l’esperienza consiglia che nel Movimento è meglio non prendere iniziative personali.

Dal post amletico di Monti (conservare o distruggere?) è scaturito un dibattito che, fra le altre cose, mette in luce come la consigliera comunale uscente Carla Franchini non sia mai andata a genio ai capi locali del Movimento. La Franchini, in risposta, si ritaglia un ruolo da grillo parlante: se mi avessero ascoltato, se mi avessero ascoltato…

Quella del destino del sito è una matassa più che ingarbugliata; tutto sommato potrebbe essere definita una pagliuzza di fronte al fatto che – per le ragioni note che non stiamo a ripetere – il simbolo dei grillini non sarà sulla scheda elettorale. Ricordate le cronache e i commenti di qualche mese fa: signori del centrodestra state uniti, trovate un candidato forte altrimenti al ballottaggio con Andrea Gnassi ci va un 5 Stelle. Sembra di ricordare un altro mondo, un’altra città, un’altra campagna elettorale. Il più temibile dei competitor si è autoeliminato dalla gara, lasciando un cumulo di macerie senza eredi.

Sul campo è rimasta la domanda: ma i voti grillini, che alle politiche del 2013 erano il 27 per cento, alle europee del 2014 il 23,5 e alle ultime regionali il 17 per cento, a chi andranno? L’ex grillino Luigi Camporesi, candidato sindaco, nel giorno della presentazione della lista Movimento Libero promossa da un altro ex, Marco Fonti, ha sentenziato “Il MoVimento c'è e nessuno può contestarlo. Ci sono coloro che lo hanno portato per primi al voto e nelle istituzioni, ci sono i primi promotori delle istanze in Consiglio Comunale e c'è, in definitiva, l'anima del MoVimento”. (Un ex che ancora scrive “MoVimento” secondo la grafia ortodossa) Ma a stretto giro di Facebook sono arrivate le smentite. Poiché le immagini parlano più di tanti discorsi, l’europarlamentare Affronte ha pubblicato la foto di un giocatore laziale con la faccia di Totti. Spiegazione: “Camporesi che scrive "Noi del Movimento" è come Totti che dice "Noi della Lazio". Cosa non si fa per i voti”. Un potenziale elettore chiede: “E allora per chi votiamo? Ci dobbiamo astenere?”. Risposta secca: “Fate come volete, ovvio. Solo non votate qualcuno solo perché si spaccia per il M5S”. Il post di Affronte ha dato la stura ad una serie di commenti e polemiche che rende bene l’idea del caos (e dell’astio) che cova nell’universo grillino. È risaputo che quando c’è un divorzio volano gli stracci, ma a quanto pare alcuni grillini ed ex grillini sembrano assecondare un modo di discutere che oscilla fra il sarcasmo feroce e l’insulto personale. Una sorta di giacobinismo rancoroso. Chi volesse deliziarsi, può leggere tutto qui in data 15 maggio.

Un altro personaggio che non le manda a dire, Davide Cardone, ha ritenuto necessario informare anche la stampa che “di grillini fuoriusciti nelle liste di Camporesi ne ho contati sei. Cinque, compreso Camporesi, nella lista Obiettivo Civico e uno, che poi è Fonti, nel Movimento Libero. Vogliamo parlare poi del Simbolo? Sarebbe ora che qualcuno del Movimento originale, magari un eletto, facesse partire una bella segnalazione per il tentativo di mistificazione. Un bel Fake, non c’è che dire”.

Cardone si premura inoltre di sottolineare: “In questi giorni, dati i fatti di Parma, si farà un gran parlare di chi sono i veri depositari dei principi del Movimento e molti cercheranno di cavalcare l’onda dichiarandosi espulsi, anche se non lo sono. Tra questi proprio Fonti e Camporesi. Il primo si è dissociato da solo da Beppe e l’ha fatto il primo giorno di consiglio comunale, come se il fatto di essere in quel consesso potesse derivare da qualcosa di diverso dall’appartenenza al Movimento. Il secondo ha fatto qualsiasi cosa per farsi cacciare, ma ha ricevuto in cambio una telefonata paternalistica e indifferenza. Nessuna espulsione”.

Un bel ambientino, non c’è che dire.


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