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14 01 2015| Rimini| Soprusi in consiglio comunale, la minoranza vuole incontrare il prefetto

Mercoledì, 14 Gennaio 2015

1Rimini | Abusi e soprusi in consiglio comunale, la minoranza chiede un incontro al prefetto

 

Dodici consiglieri del Comune di Rimini hanno scritto al prefetto, Claudio Palomba, per chiedere "un incontro urgente". Spiegano i 12, tutti della minoranza tranne Stefano Brunori dell'Idv, che lo scopo dell'incontro è quello di "rappresentare una serie di fatti e comportamenti gravi occorsi durante la seduta di consiglio comunale del 18 dicembre 2014 e ritenuti gravemente pregiudizievoli dei diritti riconosciuti ex lege ai consiglieri comunali". Una richiesta sintetica e generica, nonostante faccia comprendere la gravità di una situazione. Abbiamo chiesto a Fabio Pazzaglia (FareComune) di raccontarci i fatti di cui è stato protagonista.


"E' successo, il 18 dicembre, che un consigliere di maggioranza abbia scarabocchiato il mio emendamento al bilancio, tirando righe per cancellare ciò che non gli andava bene e aggiungendo a penna quanto ha ritenuto opportuno. Poi lo ha fatto approvare come suo: quello è un falso ideologico". Nel corso del dibattito, a dir poco acceso, su Agenzia mobilità, quella stessa sera sarebbero accaduti anche altri fatti fuori dalle regole. "Erano iscritti a parlare tre consiglieri di minoranza quando ad un certo punto è stato chiesto il conteggio del numero legale. Loro non hanno risposto all'appello, perché si erano assentati (volutamente, ndr, per far cadere la seduta e non votare la delibera su Am). Rientrati, non sono potuti intervenire perché il presidente ha cancellato le prenotazioni dichiarando chiuso d'imperio il dibattito. Questa cosa non avrebbe potuto farla: è un abuso di potere".


Se il 'buongiorno si vede dal mattino', vale la pena anche di raccontare l'ingresso di Pazzaglia quella stessa sera in consiglio. "Come avevo annunciato, per protesta contro la mancata convocazione di un consiglio tematico sul Jobs act, mi sono presentato in aula con un bavaglio alla bocca. Ma davanti alla porta mi sono ritrovato davanti un funzionario che ha tentato di impedirmi di entrare. Questa cosa non è possibile. Per regolamento, la stessa polizia municipale può intervenire in aula solo se chiamata a farlo dal presidente".


I fatti del 18 altro non sarebbero che il clou di un menage che va avanti da troppo tempo. Ci sono delibere approvate e messe nel dimenticatoio, ci sono interrogazioni a cui si risponde in ben oltre i cinque giorni canonici e ci sarebbero persino funzionari che impedirebbero ai consiglieri comunali di entrare in aula e consiglieri 'ladri' di emendamenti. Il tutto in Comune a Rimini.


"Da molto tempo - spiega Pazzaglia - ai consiglieri comunali dell'opposizione viene impedito il normale svolgimento della propria attività". Tra gli esempi più noti e citati negli ultimi giorni, quello delle tre delibere sull'edilizia proposte dai 5Stelle e approvate da tutto il consiglio comunale diversi mesi or sono, ma un po' tutti i gruppi di minoranza (e anche dalla maggioranza Stefano Murano Brunori) hanno da lamentare casi simili. "C'è anche il mio richiamo - ricorda Pazzaglia - al presidente del consiglio perché la mia proposta di delibera sulle unioni civili sarebbe dovuta tornare entro trenta giorni in aula per essere votata definitivamente, dopo le verifiche degli uffici. Invece di giorni ne sono passati 40 e non se ne sa nulla".
Il Regolamento del consiglio comunale dovrebbe garantire l'agibilità politica di tutti i consiglieri, tutti sono chiamati a rispettarlo, su di tutti ricadono i diritti sanciti, "ma se il Pd se ne infischia è chiaro che per noi è finita. Questa simbiosi tra Pd e macchina comunale è al di fuori di ogni logica di rispetto: noi rappresentiamo i cittadini e abbiamo il dovere di rispettare il Regolamento".


Per la cronaca: il consiglio tematico sul lavoro è andato in scena ieri. L'esito: "finalmente - è sempre Pazzaglia a raccontare - il Pd riminese è uscito allo scoperto sul provvedimento legislativo del governo Renzi in materia di lavoro, il contestatissimo jobs act. Ebbene il sindaco e il gruppo consiliare del PD (eccetto Bertozzi e Giorgetti) hanno votato insieme ai rappresentanti della destra riminese contro la mozione che intende farsi carico dei pesanti effetti che produrrà il jobs act sul nostro territorio comunale".

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