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Ermeti: vi spiego perchè Rimini può promettere la felicità ai suoi ospiti

Giovedì, 30 Luglio 2020

A Maurizio Ermeti, presidente del Forum del Piano Strategico, non è piaciuto il nostro articolo in cui davamo conto della conferenza stampa-evento di presentazione dei progetti e delle idee per la rinascita del turismo  a Rimini dopo l’emergenza Covid.

Perché non le è piaciuto?

Le cose che facciamo tendono a mettere insieme la nostra comunità, cercando di superare difficoltà e criticità, la divisione fra soggetti economici, lo scollamento con la politica. Mi è sembrato che l’articolo anziché dare una mano, creare fiducia, dare credito alla nuova iniziativa, parta subito con la critica, restituendo l’idea che Rimini sia un po’ smarrita.

Dopo tanti anni di vita pubblica, dovrebbe sapere che i giornali a volte criticano, è il loro mestiere. 

È vero. Rilevo però che questa posizione così scettica è stata solo la vostra. Ad esempio l’idea di Rimini capitale della felicità è stata presentata appunto con molto scetticismo.

In effetti Rimini come capitale della felicità è apparsa molto pretenziosa. Voi come l’intendete?

Rimini capitale della felicità nasce dall’analisi delle ragioni del successo storico di Rimini. Il primo stabilimento balneare, nel 1843, nasce per competere con le destinazioni aristocratiche del nord Europa che avevano iniziato a portare al mare le classi nobili. Nel dopoguerra Rimini, a differenza di altre destinazioni che si sviluppano intorno ad un asset naturale, si sviluppa senza avere il mare più bello del mondo o i paesaggi mozzafiato di altre località. Quelle altre destinazioni sono poi sparite, noi invece abbiamo continuato a crescere.

Cosa c’entra questo con la felicità?

La ragione del nostro successo è che l’offerta turistica di Rimini si basa su beni che non sono fisici ma sono le relazioni fra le persone, la fiducia, l’amicizia, la felicità. Sono skills molto importanti per una destinazione.

Quindi potevate chiamarla capitale delle relazioni o dell’amicizia…

Dal punto di vista del marketing non sarebbe stato il massimo…

Quindi capitale della felicità è una trovata di marketing?

Che però trova piena coerenza con lo stile nostro, del nostro territorio. Non è un’invenzione buttata lì. È un’iniziativa che può avere una funzione di marketing ma è pienamente aderente al modello con cui Rimini ha costruito la sua storia turistica.

Il sindaco Gnassi parla di capitale del wellness, del benessere. Appare più concreto rispetto a felicità che è un concetto morale che può avere diverse declinazioni.

Benessere, dolce vita, felicità, sono tutte parole che vanno nella direzione della percezione di un territorio che noi cerchiamo di riposizionare su questi temi.  Noi non siamo coloro che promettono ciò che non abbiamo. La nostra promessa è: quando partirai conserverai un buon ricordo perché sei stato bene, sei stato felice. Quale sarà poi il payoff finale lo vedremo.

Dall’idea di capitale della felicità, siete passati a parlare di cooperazione fra gli imprenditori, di formazione. È questa la ricetta?

Come essere migliori rispetto a ciò che siamo oggi?  Finora si è pensato che per essere competitivi bastava che ogni imprenditore facesse bene il suo lavoro, curasse il proprio particolare. Questo poteva andare bene negli anni in cui la domanda era più forte dell’offerta. Oggi invece con le nuove tecnologie di comunicazione e la competizione globale, non è più così. A Rimini, quindi, come in altre destinazioni, il problema diventa la domanda.  Se la domanda non è più forte come un tempo, occorre incentivarla, far percepire un territorio come più desiderabile rispetto ad altri. Come fare? Come quando si gira un film da Oscar: non basta un’idea, una sceneggiatura, bravi attori, una bella scenografia, occorre che tutto sia coordinato perché venga fuori un capolavoro. Questo a noi manca, bisogna cambiare mentalità. La nostra destinazione deve cominciare ad immaginarsi nel suo insieme. Gli operatori devono avere una visione comune.

La declinazione pratica che avete proposto sono questi Borghi del Parco del Mare. Non si è ben capito cosa siano.

Anche questo è un nome provvisorio, per farci capire. Poiché tutto il waterfront sarà interessato dal progetto di cambiamento che va sotto il nome di Parco del Mare, si è pensato di iniziare a collaborare fra imprenditori con una logica di prossimità. I Borghi non sono fisicamente definiti, sono porzioni di territorio dove gli operatori decidono di progettare il loro futuro insieme.

Usando parole vecchie, fare marketing comune…

Non solo marketing, ma anche prodotto. Possono migliorare la qualità, ridurre i costi di gestione, organizzare la vigilanza e la sicurezza del luogo, essere più bravi, dall’albergo alla spiaggia nella sicurezza sanitaria in tempo di Covid, organizzare l’informazione e l’assistenza agli ospiti, avere un’immagine coordinata fra le diverse attività.  E così via. Se i soggetti si mettono insieme, possono avere anche un’identità giuridica nuova, aggregata, molto importante, per esempio, per rapportarsi con il mondo bancario e finanziario di oggi.

Facendo questo progetto di rilancio turistico di Rimini, il Piano Strategico non sta rubando il mestiere a Visit Rimini, che è stata creata con questo scopo?

Fra gli obiettivi finali del progetto c’è anche quello di potenziare le azioni della Dmc. Noi puntiamo a realizzare una sorta di Ferrari, la Dmc è nata con le dotazioni di una berlina, una macchina che comincia il suo percorso. Ci vorrà del tempo perché possa crescere e perché possa generare le risorse per cambiare motore e carrozzeria. Noi crediamo molto alla Dmc e pensiamo che il nostro lavoro possa supportare il percorso di crescita che Visit Rimini deve fare.

La proposta di un evento internazionale per discutere di turismo è certamente di rilievo ma non è molto originale. 

A volte ci lamentiamo perché il nostro Paese non ha sufficiente attenzione per il turismo. Cosa ci può permettere di essere ascoltati, quando nessuno ci riconosce una leadership? Dobbiamo quindi accendere un riflettore globale, mondiale su Rimini dove non si parla del turismo riminese ma del fenomeno turistico come prima industria. Se ne può parlare a Rimini perché è una città con una vocazione naturale per questo tema. Se riesco a portare i leader mondiali del turismo, se faccio parla la stampa internazionale, allora marchio con il nome Rimini la parola turismo. E anche la nostra leadership ne sarà accresciuta. 

 Valerio Lessi