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Il futuro del Ceis, fra trasferimento e valorizzazione dell'anfiteatro

Lunedì, 13 Luglio 2020

Poteva finire a barricate, e forse qualcuno sotto sotto lo auspicava anche, ma alla fine il neo presidente Paolo Zaghini, da vecchio militante politico che sta districarsi davanti a platee ostili, ha calato le carte giuste per chiudere nel segno di un dialogo che può continuare. Ha detto che è giunto il momento di passare ad una “Fase2” del Ceis, ha convenuto con Carlo Rufo Spina, uno dei più ostili della minoranza, che è assurdo che non ci sia una convenzione fra Comune e Ceis, ha detto che è d’accordo con il trasferimento, ma è un percorso da costruire insieme e non si può pretendere di farlo in due e due quattro, si è detto convinto che molti abusi non siano tali ma che semplicemente se ne sia persa la documentazione ed ha respinto l’idea dell’asilo svizzero come un soggetto criminale che per decenni ha agito nell’immunità. Il tono pacato e sornione ha avuto l’effetto di addolcire gli animi (Spina: “Come si può non volere bene al Ceis?”) e di rimandare tutto alla costruzione (tutta da vedere, in realtà) della cosiddetta Fase 2.

L’altro elemento di novità emerso nella riunione congiunta delle commissione seconda (presidente Matteo Zoccarato) e quarta (presidente Davide Frisoni) è stata la comunicazione dell’assessore Roberta Frisoni a proposito della trattativa in corso con le ferrovie per anticipare la cessione dell’area dietro al Settebello dove dovrebbe trovare spazio il nuovo Ceis. L’assessore Frisoni ha detto che per la definizione dell’accordo ci vorrà forse qualche mese.

Gli esponenti della minoranza avevano infatti considerato che rimandare tutto alla definizione ultima degli accordi con la società ferroviaria voleva dire procrastinare a un tempo indefinito un problema che invece va risolto subito per motivi di legalità. Nella settimana scorsa l’amministrazione comunale ha infatti inviato al Ceis un’ordinanza di demolizione delle opere abusive che si sono stratificate nei decenni scorsi. Già aveva spedito una diffida, sulla quale però il consiglio d’amministrazione dell’ente ha promosso ricorso al Tar. È probabile, verrà deciso domani, martedì, che anche l’ordinanza di demolizione (che ha un termine di esecuzione di novanta giorni) sia impugnata. A meno che nel frattempo non si sviluppi quel dialogo costruttivo che tutti, a parole, hanno detto di volere.

La seduta delle due commissioni era cominciata con gli interventi a raffica degli esponenti dell’opposizione (Pecci, Spina, Renzi) volti a denunciare il muro ideologico che a loro giudizio le amministrazioni di sinistra hanno sempre opposto alla valorizzazione dell’anfiteatro romano sul quale sono state costruite le prime baracche nell’immediato dopoguerra. Ciascun consigliere è apparso preoccupato di affermare i propri diritti di primogenitura nella battaglia per lo sgombero delle baracche, rivelatesi in larga parte abusive. Pecci: “E’ stato un tema della nostra campagna elettorale”. Renzi: “E’ dal 1995 che presento mozioni e interrogazioni”. Spina: “Grazie ad un mio intervento del 2018 sono infine emersi gli abusi che ora vanno demoliti”. Gli esponenti della minoranza hanno rivolto all’amministrazione accuse di ritardi, di non voler valorizzare l’anfiteatro, di difendere un centro di potere della sinistra.

Da parte della maggioranza, si segnalano da una parte l’intervento di Davide Frisoni, di Patto Civico, secondo il quale difesa del Ceis e valorizzazione archeologica dell’anfiteatro devono procedere di pari passo, e quello, decisamente stonato, del Pd Giovanni Casadei, per il quale l’anfiteatro, che non c’è più, non è una priorità rispetto alla sopravvivenza del Ceis.

Il dibattito ha fatto emergere temi che diventeranno più stringenti non appena si passerà dalle parole ai fatti. Con quali risorse finanziare gli scavi e il recupero dell’area archeologica? Non ci sono soldi nelle casse comunali, hanno sottolineato gli assessori, sia Frisoni che Piscaglia. Ma Renzi ha avuto buon gioco nel ricordare che il sindaco ha trovato 12 milioni per rifare piazza Malatesta. Del resto uno degli slogan più indovinati di Andrea Gnassi è che “un pensiero sa trovare le risorse”. Ci sarà bisogno di battere cassa dal governo, dall’Europa, dai privati. L’altro interrogativo è: chi pagherà i costi del nuovo Ceis? Non certo il Comune, secondo il consigliere Davide Frisoni, a meno che non estenda tanta generosità a tutte le scuole private del territorio. Il consigliere Gennaro Mauro ha chiesto lumi sul bilancio dell’ente. Quello del 2019, ha risposto Zaghini, si è chiuso con un fatturato di 5,6 milioni e un utile di 50 mila euro. Il Ceis, che ospita 330 alunni, ha a libro paga 256 dipendenti. Le entrate vanno quasi tutte nel pagamento degli stipendi. Par di capire che difficilmente potrà farsi carico dell’intera operazione. Parlando di Fase 2, Zaghini ha alluso anche ad una diversa formula societaria e giuridica. Ma di questo ci sarà occasione di riparlare.