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Il Pd comincia a pensare al dopo Gnassi (che vorrebbe avere l'ultima parola).

Martedì, 07 Luglio 2020

Il dopo Gnassi passa attraverso Gnassi. Proprio nel giorno in cui il sondaggio del Sole 24 Ore certifica la crescente popolarità del sindaco di Rimini, la direzione comunale del Pd dà il via all’antica liturgia di partito (gruppi di studio, conferenza programmatica, ecc.) che dovrà portare all’indicazione del candidato per le elezioni amministrative del 2021. Alla riunione dell’organismo ha partecipato solo una ventina di persone, delle quali solo una dozzina titolata ad essere presente. C’era pure il segretario provinciale Filippo Sacchetti, che però non era stato invitato.  Stando al comunicato diramato dal segretario comunale Vanni Lazzari, seguito poi da una nota di Sacchetti, c’è apparentemente unanimità di vedute sui contenuti e i metodi in base ai quali dovrà essere scelto candidato e progetto politico.  Ma vediamo cosa rivelano i dettagli.

"E' sotto gli occhi di tutti – ha osservato Lazzari - l'immenso lavoro svolto da questa amministrazione, con il valore aggiunto del sindaco Andrea Gnassi che ne è stato un interprete unico con la sua carica di decisionismo e determinazione, ma anche del gruppo PD che ha appoggiato senza tentennamenti le azioni di governo. Questo lavoro deve continuare con la forza di un nuovo programma e di un gruppo dirigente unito e all'altezza di questa difficile situazione". Quanto alle alleanze il segretario ha sostenuto che il modello deve essere quello che ha portato all’elezione di Stefano Bonaccini, quindi fondato su un’apertura alle forze nuove e fresche della città.  Il candidato dovrà essere espressione di un Pd e di una coalizione unita o, in caso contrario, si dovrà passare attraverso il rito delle primarie. 

Stranamente, anche il segretario provinciale Sacchetti, secondo cui è probabile che il voto del 2021 slitti a settembre, ha sentito il bisogno di fornire la sua visione del dibattito avviato dalla direzione comunale. Per Sacchetti non c’è bisogno di un “nuovo programma” perché “partiamo per un percorso con una valigia piena di idee e progetti per la città che vanno consolidati e rilanciati perché sono i cardini su cui si sono costruiti questi ultimi dieci anni”. 

Secondo Sacchetti dovrà essere “un progetto aperto a chi ha idee, cittadini e realtà organizzate”, “aperto a tutti coloro che non si riconoscono nella destra di Salvini e Meloni, a chi non accetta la paura, la discriminazione, la chiusura, la becera propaganda sulla pelle di chi soffre”. E tanto per essere ancor più chiaro, precisa che “La scelta del candidato e della squadra saranno di conseguenza e coerenti alle premesse, alla visione di futuro, all'innovazione, alla capacità di  essere ancora in sintonia con questa città che grazie al lavoro di questi anni suona bene nelle orecchie di mezza Europa”. 

Sottolineature e precisazioni dirette a quanti nel partito pensano di attribuire un necessario omaggio al sindaco uscente, per poi tratteggiare candidature in sostanziale discontinuità rispetto alla sua azione e al suo profilo politico. Da quanto è rimbalzato dalla direzione, anche nel dibattito di ieri sera, per quanto solo abbozzato,  non sono mancate posizioni simili.  

È abbastanza evidente che non tutti i profili che emergono nel toto-candidature (Jamil Sadegolvaad, Emma Petitti) rispondono alla stessa interpretazione del criterio di apertura alle realtà non contigue alla sinistra. Già oggi, se Lazzari parla di “forze fresche e vive” , più prosaicamente Sacchetti si rivolge a quanti non si riconoscono nella destra di Salvini e Meloni”, che per definizione è un mondo più ampio. È facile immaginare che ben presto il dibattito verterà sull’opportunità o meno di coinvolgere forze moderate capaci di convogliare sul candidato di centrosinistra anche elettori potenzialmente di destra. Non è un mistero che l’area che sostiene Petitti ha sempre visto come il fumo negli occhi l’operazione di Patto Civico nel 2016, risultata determinante per l’elezione di Gnassi. Quel “Patto Civico con Gnassi” muore per forza di cose con l’uscita di scena del sindaco, ma resta l’idea di un’aggregazione di forze civiche e moderate intorno ad un candidato sindaco con evidenti caratteristiche di apertura.

E il sindaco che pensa? In una dichiarazione a commento del sondaggio del Sole24 Ore, ha chiosato: “Legge o non legge per il terzo mandato. In ogni caso, darò il mio apporto a prescindere dai ruoli, per scelte forti in linea con le migliori esperienze europee. Come Rimini prima e Bonaccini poi dimostrano, contano le persone, la loro competenza, la capacità di costruire. Anche e fondamentalmente un campo largo in cui il centrosinistra incontra e rafforza il progetto di città con un vero civismo, con nuove soggettività e protagonisti. Una strada diversa insomma, e presa da Bonaccini alle elezioni regionali, da riti, autonomie e chiusure in se stessi, a volte correntizie ed esclusive di cui soffrono i partiti”.

Sullo sfondo del dibattito c’è quindi anche questa presunta proposta di legge sul terzo mandato che, oltre che a Gnassi, interesserebbe molto anche il sindaco di Riccione Renata Tosi. Ci fosse la possibilità del terzo mandato, il dibattito sarebbe già chiuso. Negli atti parlamentari, in verità, al momento non ce n’è traccia, ed anche l’Anci, che in materia dovrebbe essere molto informata, conferma che al momento la proposta riguarda solo i Comuni fino a 15 mila abitanti. Quindi Rimini è esclusa. Ma legge o non legge per il terzo mandato, Gnassi fa capire abbastanza chiaramente che sul suo successore vorrebbe avere l’ultima parola, perché il nome - dice - deve nascere dal rapporto con un “vero civismo” e lontano dai riti di partito e di corrente. Il dopo Gnassi, comunque, dovrà passare attraverso Gnassi (o almeno la sua eredità).