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Le pale eoliche in Adriatico rimescolano le carte fra gli ambientalisti

Mercoledì, 01 Luglio 2020

Chi l’avrebbe mai immaginato che la logica Nimby (Not In My Back Yard, non nel mio cortile) si sarebbe un giorno scagliata anche contro progetti ecologici. Gli inceneritori? Sì, servono ma non si facciano vicino alla mia casa.  Una nuova corsia autostradale? Sì, si potrà andare più veloci, ma se passa dal mio terreno non sono d’accordo, vadano più in là. Ed ora addirittura l’energia eolica, osannata come il futuro per la sopravvivenza del pianeta, incorre nella censura degli amanti dell’ambiente. Sì, le pale vanno bene, ma proprio in mezzo al nostro mare Adriatico? Lo facciano da un’altra parte questo impianto. E tutti sanno che non appena si spargerà la notizia, i cittadini dell’eventuale altro territorio saranno pronti a protestare e ad opporsi come fanno oggi molti riminesi. 

In verità il progetto di un impianto eolico nel tratto di mare da Marebello a Cattolica ha provocato un bel rimescolamento di carte, rispetto ai tradizionali posizionamenti in tema di politiche ambientali. Fra le stesse associazioni ambientaliste le posizioni non sono unanimi. Alcune (dnA Rimini, Legambiente Valmarecchia, Fondazione Cetacea, Umana Avventura, WWF) dopo aver incontrato i responsabili del progetto hanno rilasciato dichiarazioni attendiste, proprie di chi non è pregiudizialmente contrario ma vuole vederci chiaro. Tutta un’altra musica per il Comitato Basta Plastica in mare, che ha bocciato l’idea senza possibilità di appello. Al contrario Legambiente dell’Emilia Romagna è scesa in campo per polemizzare contro il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore Andrea Corsini, perché si sono scagliati contro l’impianto. “L’Emilia Romagna come raggiungerà il 100 per cento di elettricità da rinnovabili che ha promesso? Nessuna esitazione invece su nuove autostrade, estrazione di idrocarburi e plastic tax”.

Grande appare la confusione sotto il cielo. Nella stessa giunta regionale l’assessore Elli Schlein si è invece dichiarata d’accordo e i partiti di centrodestra, Lega in testa, che non conoscevamo come ferventi ambientalisti, si sono pronunciati contro le pale in Adriatico. Si aggiunga il fatto che il facilitatore del progetto presso le autorità è l’ex assessore all’ambiente Cesarino Romani, storico esponente dei Verdi riminesi e attuale vice presidente di Fondazione Cetacea, e si capisce che il dibattito non si può ricondurre agli scontati e pregiudiziali schieramenti di sempre.

I punti di discussione sono soprattutto due. Il primo è l’impatto visivo: che ne sarà del nostro mare – una lunga linea blu, avrebbe detto Tonino Guerra, - se lo popoliamo di una selva di mulini a vento? Il progetto – un investimento del valore di 1 miliardo e 200 milioni – prevede infatti che siano collocate 59 aerogeneratori (le pale eoliche) dell’altezza di oltre 200 metri ciascuna. Le pale non saranno poste in modo orizzontale alla linea della costa ma in posizione perpendicolare, formando tre archi come da immagine. Le prime pale saranno a dieci chilometri dalla costa, le ultime a circa ventidue chilometri. Quale sarà l’impatto visivo per chi osserverà il mare dalla spiaggia o dalla rocca di Montefiore in un bel giorno di cielo sereno? In alcune dichiarazioni la società promotrice (Energia Wind 2020, formata dalla bresciana 3R energia e dalla tarantina Fortore Energia) ha proprio insistito sul posizionamento perpendicolare per sostenere che l’impatto visivo sarà minimo. Forse per essere più convincente bisognerebbe mostrare rendering ottenuti con specifici software che calcolano le  distanze e tutti i fattori ambientali per offrire un’immagine verosimile di ciò che vedranno i nostri occhi. In rete è reperibile la valutazione di impatto ambientale di un progettato e mai realizzato impianto eolico davanti a Termoli. In quel caso le pale erano a cinque chilometri e secondo l’analisi del software l’impatto visivo sarebbe stato assolutamente minimo. Solo un esempio per sottolineare che il dibattito sui pro e contro dovrebbe essere alimentato da dati certi e non dalle impressioni. 

L’altro elemento è l’impatto sui fondali marini. “E’ certo – osserva Sauro Pari, presidente di Fondazione Cetacea – che nel periodo di installazione, che può durare due o tre anni, l’impatto sulla biodiversità marina sarà devastante. Ma in seguito, come si vede nel caso delle piattaforme petrolifere, si assiste ad un fenomeno di ripopolamento delle specie ittiche”.  Pari ha anche avanzato una proposta. Poiché  nella zona fra Goro e Casal Borsetti la Regione sta creando una zona interdetta alla pesca di 330 chilometri quadrati, si potrebbe ridurre quella a 220 e recuperare gli altri 110 intorno al progettato impianto eolico di Rimini. “Così i pescatori non subirebbero una ulteriore penalizzazione”, osserva Pari. 

Sulle conseguenze per il paesaggio e per la biologia marina dovrà comunque pronunciarsi il Ministero dell’ambiente che per forza di cose dovrà decidere sulla base di una seria valutazione di impatto ambientale.

C’è infine una domanda posta dalle associazioni ambientaliste prima citate: “Chiediamo alla Provincia e ai Comuni coinvolti se l’eventuale realizzazione dell’impianto industriale in questione è inserito in un progetto complessivo e strategico sull’uso e il consumo energetico del territorio, o si prende in considerazione il progetto a se stante, solo perché è stato presentato?