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Dossier segreto sui crimini degli Alleati: i fatti di Rimini e Riccione

Domenica, 02 Febbraio 2020

È noto che il beato Alberto Marvelli sia morto a causa di un camion militare alleato che lo ha travolto mentre correva in bicicletta alla vigilia di una competizione elettorale. È altrettanto conosciuto il fatto che i conducenti degli automezzi anglo-americani avessero un concetto tutto loro delle norme di circolazione stradale. Ora sappiamo che non era solo un problema riminese quello che costò la vita al promettente giovane politico cattolico. La conferma viene dal dossier segreto scoperto all’Archivio di Stato da Emiliano Ciotti, un vigile del fuoco di Latina con la passione degli studi storici. Il dossier contiene diverse relazioni inviate a Roma da organi di polizia locali relative ai crimini commessi dalle truppe alleate in Italia, specialmente negli anni 1943-1944, con strascichi fino al 1946. I crimini sono violenze sui civili, stupri, furti, omicidi ed anche un gran numero di incidenti stradali che, si desume da un rapporto, fino al 1947 hanno provocato 3.047 morti. Gli incidenti sono «da imputarsi per la maggior parte al dispregio per le norme di disciplina stradale manifestato dai conduttori». Erano liberatori ma si sono comportati anche da bulli violenti e a volte da feroci assassini, mietendo vittime fra l’inerme popolazione civile.

Alcune pagine del dossier, pubblicate dal Corriere della Sera, riguardano la zona di Rimini. Si tratta di tre fogli dattiloscritti datati 4 ottobre 1944 aventi per oggetto “comportamento truppe alleate”, sui quali il funzionario ministeriale che li ha ricevuti ha apporto il timbro SEGRETO.

Di cosa si tratta? L’incipit lo spiega: “Fonti attendibili comunicano le seguenti notizie sul comportamento delle truppe canadesi e greche , appartenenti alla 8a armata nella zona da Jesi a Cattolica, durante le recenti azioni di sfondamento della linea gotica”. Tralasciando le azioni compiute nelle Marche, vediamo cosa è successo dalla nostre parti. “Le popolazioni già vessate dai tedeschi e che attendevano con ansia le truppe liberatrici, rimasero terrorizzate”.

Si racconta che a San Lorenzo di Riccione “venne ucciso un colono per pura brutalità e venne incendiata la sua cascina”. La relazione informa che il sindaco di Riccione e il marchese Antinori, capaci di parlare l’inglese, si sono adoperati per mettere un freno ai violenti comportamenti dei militari alleati.

Un altro episodio. Nei pressi del castello di Gradara una ragazza è stata brutalmente violentata da sei canadesi ubriachi. La relazione parla anche del prelievo delle bandiere dal castello definite “preziosi cimeli malatestiani”.

La relazione afferma inoltre che Rimini, completamente distrutta dai bombardamenti, fu saccheggiata dalle truppe greche e che lo stesso trattamento ricevettero le case contadine del forese. Si parla di episodi specifici: la casa delle suore di Miramare devastata e saccheggiata, con la superiora costretta a rifugiarsi a Riccione.

A San Lorenzo in Correggiano è stato depredato anche l’orfanotrofio gestito dalle suore.

Le truppe canadesi prestarono attenzione anche a Villa des Vergers, che la relazione definisce “la proprietà del sig. Ruspoli di Poggio Suasa”. La Villa era stata infatti acquistata fra il 1936 e il 1937 dal principe Mario Ruspoli e fu occupata dai tedeschi dopo l’8 settembre del 1943. La relazione spiega che i canadesi portarono via mobili, argenteria, porcellane, quadri, statue, libri, oggetti personali. La relazione afferma che molti di questi oggetti erano stati nascosti dai proprietari, ma la ricerca da parte dei militari era stata minuziosa. Prova ne sarebbero i colpi di piccone riscontrati in alcuni vani. Il principe Ruspoli aveva presentato denuncia ed erano in corso indagini. Depredate anche le case dei contadini, contro i quali i militari si accanirono pure in un altro modo: “Alcuni sono stati derubati dai loro denari con la scusa di controllare i documenti che avevano nel portafogli”.

Conclusione della relazione: “Si ritiene necessario un intervento presso le autorità alleate competenti perché questi fatti non abbiano a ripetersi”. E vi si aggiunge anche una motivazione politica: “Le popolazioni delle zone che vengono man mano liberate possono anche rimpiangere il regime fascista e la dominazione tedesca. Tale comportamento da parte delle truppe alleate può suscitare (specialmente ora in cui ci si avvicina al Nord) nei centri abitati in cui vi sono grandi masse di operai, delle pericolosissime rappresaglie”. In sintesi: attenti a non suscitare nostalgie fasciste e a non provocare reazioni comuniste.