/*Facebook Pixel Code*/ /*End Facebook Pixel Code*/

Dio basta alla vita. La santità "normale" di Sandra Sabattini

Venerdì, 13 Dicembre 2019

Ma voi sue amiche avevate capito che in lei stavano maturando i frutti della santità? “No”. La risposta di Geppy Santamato è sorprendente e nello stesso tempo, unendola alle parole che poi sono seguite, getta nuova luce sulla santità vissuta nella normalità del quotidiano, di cui Sandra Sabattini è una testimone di primo piano. 

Giovedì pomeriggio nella Sala San Gaudenzo (ottagonale) si è svolta la presentazione del libro (Scelgo Te e basta. Vivere a braccia spalancate) che il vescovo Francesco Lambiasi ha voluto dedicare a Sandra Sabattini, che il prossimo 14 giugno sarà proclamata beata. È stata l’occasione di una riflessione a più voci, una di queste appunto Geppy Santamato. “L’esperienza che noi vivevamo – ha spiegato – era che con lei si stava molto bene. Era una persona che ascoltava molto e non parlava mai di sé. Tanto che solo dopo la morte abbiano scoperto che suonava il piano, che aveva un ricco medagliere conquistato alle gare di atletica. Noi vedevamo solo che era veloce a correre…”. Non potevano comunque non notare certi atteggiamenti: la capacità di cogliere la bellezza in ogni cosa, la proposta di fermarsi a pregare compieta dopo una giornata faticosa quando tutte le altre sarebbero corse a letto. 

Geppy racconta che lei e le altre amiche si trovarono in difficoltà quando dovevano andare a raccontare davanti al Tribunale della causa di beatificazione come Sandra aveva vissuto in modo eroico le virtù cristiane. Loro avevano avuto esperienza di una normalità che dava pace. Che c’entra con l’eroicità delle virtù cristiane? “Quando fu aperta la causa, le prime a non capire siamo state noi. Ma come, ci sono persone che da decenni stanno giorno e notte in una casa famiglia. Non si stanno conquistando la santità più di Sandra che, purtroppo, non ha avuto tempo di fare grandi cose? Non è che don Oreste si è preso un abbaglio?”.  E dire che qualche segnale lo avevano avuto. Geppy ha ricordato la sera in cui si erano viste insieme a guardare il Gesù di Nazaret di Zeffirelli. Ad un certo punto Sandra le aveva preso il braccio e le aveva detto: “Ma ci pensi, Gesù è risorto!”. Faccia sorpresa di Geppy. Dopo un po’ Sandra torna all’attacco: “Gesù è veramente risorto!”. Commento attuale di Geppy: “Non capivo, non c’era bisogno di spoilerare, sapevo come andava a finire la storia. Adesso capisco che in quel momento ci voleva comunicare la sua certezza. Noi cristiani siamo testimoni della Resurrezione”. Insomma, anche per loro, anche per le sette amiche, la scoperta della santità di Sandra è avvenuta dentro un percorso. Adesso sono un team scatenato, pronto a muoversi, due alla volta, per andare a raccontare a tutti come e perché Sandra Sabattini è davvero la santa della porta accanto. 

Laila Lucci, autrice di una poderosa biografia di Sandra, aveva titolato così il suo lavoro, prima ancora che papa Francesco usasse l’espressione nella Gaudete et exultate. È toccato a lei scavare nel libro del vescovo per estrarre alcune perle. Non è un libro biografico, sono piuttosto riflessioni e indicazioni che traggono spunto dagli eventi della vita e dalle parole di Sandra, a partire da quel categorico: “E io scelgo te Signore, e basta”. Lucci ha sottolineato che l’ultimo capitolo del libro è dedicato al messaggio profetico di Sandra: si può essere cristiani  e felici. 

Anche il  vescovo Lambiasi ha sottolineato con forza la frase citata. “La scelta di Dio è esclusiva, ma non escludente, anzi molto inclusiva. Se si sceglie Dio, si sceglie tutta la realtà, la Chiesa, la comunità, i poveri”. Ha poi raccontato che l’idea del libro gli è venuta dovendo sostituire don Fausto Lanfranchi, malato, nelle sua attività di postulatore della causa. Lo stesso Lanfranchi lo ha invitato con insistenza a proporre che su Sandra si facesse una mostra al Meeting. “E stata una cosa meravigliosa, 7.500 visitatori. E ad attirare non era la mostra in sé, ma la gigantografia con il sorriso di Sandra”. 

Le amiche di Sandra si chiedono come potesse essere santa, non avendo avuto il tempo per fare grandi cose. Eppure, proprio il suo rapporto con il tempo (che è un dono, che non va sprecato) è il segno (oltre al miracolo della guarigione, ottenuto per sua intercessione) che Sandra ha impresso su Stefano Vitali. “Da lei e da quel che mi è successo sto imparando a vivere il tempo come dono”. 

Valerio Lessi