IEG, otto pertinenti domande al presidente Cagnoni

Giovedì, 06 Dicembre 2018

Il presidente di IEG Lorenzo Cagnoni ha annunciato di essere pronto, nella conferenza stampa di domani, a rispondere a tutte le domande, anche le più impertinenti, che i giornalisti gli vorranno porre sul fallimento della quotazione in Borsa.

In effetti, sono molti gli interrogativi che l’inatteso esito negativo della procedura suscita nell’opinione pubblica. Abbiamo allora pensato di predisporre una sorta di questionario sul quale il presidente Cagnoni possa cimentarsi per affrontare un “question time” che si annuncia ad altissima temperatura.

  1. Cagnoni, nel comunicato diffuso oggi, attribuisce la mancata quotazione all’inconsistenza di un mercato, o di una parte di esso, figlio impaurito del ciclo economico del Paese. IEG sarebbe insomma vittima della congiuntura sfavorevole. Qui sorge la prima domanda. È da almeno due mesi, da quando si discute la manovra del governo leghista-pentastellato, che qualsiasi cittadino sa che l’economia è entrata in una fase di turbolenza: lo spread che sale, la Borsa che scende, la fiducia degli investitori che viene a mancare, il fantasma della recessione dietro l’angolo. Tutto ciò non ha suggerito un riesame attento delle decisioni prese prima di affrontare la prova del mercato? Perché non ci si è fermati una settimana fa, prima di dare il via libera al collocamento? Quale quadro avevano rappresentato a IEG le società coordinatrici dell’offerta, ovvero Intermonte SIM ed Equita SIM? Era un quadro rilevatosi non veritiero alla prova dei fatti?
  2. Le azioni IEG sono state proposte non a un astratto mercato ma riservate esclusivamente ad investitori qualificati in Italia e istituzionali esteri. Se la vendita non è andata a buon fine, significa che gli investitori, persone informate sui fatti, specialisti del mestiere economico-finanziario, non hanno giudicato l’investimento in IEG un buon affare. E questo è avvenuto nonostante il management di IEG abbia sempre offerto una narrazione più che positiva dei traguardi raggiunti dalla società negli ultimi anni. Cosa non ha convinto gli investitori? La situazione della società quali emerge dai bilanci? La consistenza del debito? Le notizie circa l’instabilità dei vertici aziendali, vista l’uscita polemica di Matteo Marzotto?
  3. A metà ottobre il procedimento di quotazione in Borsa è stato nuovamente sottoposto all’esame dei soci pubblici (Comune, Provincia, Camera di Commercio, azionisti di Rimini Congressi) per importanti modifiche rispetto al prospetto approvato solo due mesi prima. In quell’occasione non sono state chiarite fino in fondo le ragioni di questo cambiamento in corso d’opera. Adesso è arrivato il momento di chiarirle. C’erano già le avvisaglie di una sfavorevole situazione del mercato? Se si è stati prudenti in quel momento, non lo si doveva allora essere a maggior ragione alla vigilia del collocamento? Il cambiamento in corso d’opera può essere una delle ragioni della mancata fiducia dei mercati?
  4. Il vice presidente Matteo Marzotto si è dimesso dichiarando che fra lui e Cagnoni c’erano visioni opposte circa la gestione di IEG. Marzotto non ha mai spiegato in cosa consistessero queste divergenze, né lo ha fatto il presidente Cagnoni. Adesso è il momento di chiarire: perché Marzotto se ne è andato? Siamo certi che questa uscita, alla vigilia della quotazione in Borsa, non abbia allarmato gli investitori?
  5. L’articolo del quotidiano La Stampa, pubblicato l’11 novembre scorso, al di là della veridicità o meno dei fatti in esso narrati, non ha certo giovato all’immagine pubblica della società. Alla luce dei fatti, è stata forse insufficiente la risposta, affidata esclusivamente ad una lettera ai dipendenti dell’amministratore delegato Ugo Ravanelli? Quella rappresentazione negativa della società quanto ha influito sull’esito negativo del collocamento?
  6. La quotazione in Borsa aveva due obiettivi: il primo era la consistente diminuzione del debito di Rimini Congressi nei confronti di Unicredit, contratto per la costruzione del Palacongressi, (destinandovi almeno 15 dei 18 milioni di ricavo previsti); il secondo era un finanziamento per l’ambizioso progetto industriale di IEG per il prossimo triennio (nuovi contenitori a Rimini e a Vicenza, espansione all’estero, ecc.). Che impatto avrà questa brusca frenata su questi due obiettivi? Se IEG continuerà a produrre utili, i soci pubblici avranno certamente le risorse per pagare le rate del mutuo. Ma in caso di una nuova recessione? Quanto al programma degli investimenti, continuerà? Con quali risorse?
  7. Dopo questa vicenda IEG ha le carte in regola per ritentare con successo l’avventura della quotazione in Borsa? O questo fallimento ha prodotto un danno di immagine e di credibilità che solo a fatica si riuscirà a superare?
  8. Ci saranno ripercussioni anche sulle ventilate nuove aggregazioni che fino a ieri IEG aveva messo in programma, siano esse il polo emiliano-romagnolo o l’accordo con altre società fieristiche di importanza nazionale?

Non sappiamo se queste domande siano “impertinenti” come Cagnoni auspica. Ci sembra che siano comunque molto pertinenti a comprendere l’attuale difficile passaggio di IEG.

Valerio Lessi