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Aeroporto: manca decreto, niente investimenti

Martedì, 24 Gennaio 2017

Scrive l’Enac, nel suo rapporto sullo stato degli investimenti italiani, che gli aeroporti del bacino di traffico del Centro Nord (fra i quali rientra quello di Rimini) hanno registrato nel 2015 un traffico di circa 15milioni di passeggeri, concentrati prevalentemente nei tre scali di Bologna, Pisa e Firenze. Nel 2016 si è aggiunto un altro mezzo milione di passeggeri. L’Enac aggiunge anche che le prospettive di sviluppo, in ragione del quadro di riferimento europeo, portano a ritenere che il bacino di traffico del Centro Nord dovrebbe generare una domanda di circa 22 milioni di passeggeri/anno all’orizzonte temporale del 2030.

Nei prossimi tredici anni ci sarebbero dunque circa 7 milioni di passeggeri che cercano un aeroporto da cui partire e dove atterrare. La domanda è se Rimini sarà presto in grado di intercettare una quota di questo potenziale traffico.

Nel quadro degli investimenti per i prossimi quattro anni per il momento siamo a quota zero. E questo perché l’aeroporto di Rimini è ancora in attesa dell'adozione del decreto interministeriale di affidamento della concessione di gestione totale. L’aeroporto è aperto e funziona perché la società Airiminum 2014 ha ottenuto l’autorizzazione all’anticipata occupazione del sedime aeroportuale. Per poter fare un programma di investimenti, occorre però che arrivi l’atteso decreto che sembra avere tempi lunghi (di mezzo poi c’è stata anche una crisi di governo). Airiminum 2014 si è fatta avanti affidando l’incarico di advisor per la redazione del Master Plan alla Fraport AG – Frankfurt Airport Services Worldwide, ma perché non rimanga carta straccia occorre che arrivi il decreto.

I tempi sono fondamentali in un contesto dove i concorrenti non stanno con le mani in mano. L’aeroporto di Bologna, per esempio, ha un programma approvato per gli anni 2016-2019 di ben 112 milioni di euro: dei quali 28,7 per il terminal, 50 per interventi air side, 22,7 di manutenzione ordinaria. L’intero importo deriva totalmente da autofinanziamento. Al 31 dicembre 2016 sono già stati spesi più di 16 milioni.

Il vicino aeroporto di Ancona, che pure non se la passa bene visto la voragine di debiti su cui galleggia, ha per gli anni 2015-2018 un programma da 12 milioni, 5,6 da finanziamento pubblico e 5,6 da autofinanziamento; ma al 31 dicembre 2016 erano stati spesi solo 10 mila euro, segno evidente delle difficoltà in cui versa. È di lunedì la notizia che l’assemblea dei soci ha approvato il piano di risanamento per gli anni 2017-2020. Cosa contenga non è stato comunicato. “Il nuovo piano industriale – si legge in una nota - prevede una serie di interventi volti ad aggredire il debito maturato, mirando al raggiungimento dell’equilibrio finanziario della società. Prevede anche lo sviluppo del fatturato caratteristico (aumento voli e servizi) per il cui raggiungimento la società sta svolgendo tutta una serie di attività commerciali con diretto coinvolgimento dei propri partner. Inoltre già da gennaio è aumentato il cargo, grazie a nuovi contratti di lavoro sottoscritti da partner storici e dalla iniziata collaborazione con B Cube. Nel corso del 2016 sono state adottate diverse misure per un maggiore efficientamento della struttura e l’aumento delle entrate attraverso i voli e le operazioni di cargo, anno in cui la situazione debitoria della società è diminuita anche in assenza di contributi pubblici”. In realtà il destino di Ancona – che nel 2016 ha perso il 7,4 per cento di passeggeri e il 9,5 per cento di traffico cargo – è appeso a un filo che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro.

E Rimini? Nel 2016 ha sfiorato i 240 mila passeggeri che certamente sono lontani dagli obiettivi ambiziosi sempre ripetuti. Non si poteva fare di più, si dice, perché il via libera alla riapertura dello scalo è arrivato a marzo quando i giochi delle summer season erano ormai fatti. Il banco di prova per l’incremento dei voli sarà dunque il 2017. Perché si apra la stagione degli investimenti, occorrono invece il già citato decreto interministeriale e il contratto di programma da sottoscrivere con Enac. Poi si vedrà con quali risorse: se ci saranno finanziamenti pubblici o Airiminum potrà contare solo sull’autofinanziamento. Fino a quel momento si resta all’anno zero.


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Rimini by @lisaram, foto vincitrice del 15 febbraio

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