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Balneari, Gnassi: Riconoscere a Rimini sforzo d’innovazione

Giovedì, 14 Luglio 2016

(Rimini) “Questa sentenza è l’ultimo capitolo di una vicenda ormai decennale, gestita nel tempo dal Paese con troppa superficialità, abborracciata, in cui si è presto perso l’obiettivo di dare garanzie al rilancio del settore balneare che ha bisogno di certezze e di investimenti”. E’ il commento del sindaco di Rimini Andrea Gnassi sulla bocciatura europea della proroga delle concessioni balneari al 2020 decisa dal govero italiano. “Di fronte alla direttiva europea, l’Italia prima ha fatto finta di niente, poi ha lasciato spazio a confusione e a ipotesi estreme di ogni tipo, poi, poi, poi”.
Il concetto fondamentale “da cui partire, anche per questa storia, è quello dell’innovazione del comparto balneare da un lato e della tutela del diritto di fare impresa in Italia dall’altro. Vale per ogni settore industriale e artigianale del nostro Paese: chi vuole fare impresa deve essere messo nelle condizioni per farlo e chi vuole fare impresa deve innovare. Tutto ciò non è avvenuto negli ultimi anni. Senza fare il processo a chi o cosa, diciamo che adesso ci troviamo più o meno nella condizione di 7 anni fa ma con una differenza: la sentenza della Corte di Giustizia Europea ha ufficialmente fermato l’orologio e adesso dobbiamo rincorrere il tempo. Lo si sta facendo a due livelli. Il primo, a livello centrale, vede il Governo già in commissione bilancio per un decreto legge (per la cui stesura hanno contribuito attivamente Enti locali, Anci e parlamentari riminesi) che renda valide e efficaci le concessioni balneari almeno fino al riordino e alla revisione dell’intera materia attraverso una legge delega, comunque entro il 31 dicembre 2017. Con questo provvedimento, il Governo si prenderà tempo per emanare una serie di modalità per l’attribuzione delle concessioni che, per quanto ci riguarda, non può prescindere da alcuni criteri: limiti minimi e massimi di durata delle concessioni; valore commerciale dell’azienda, derivante dagli investimenti effettuati; riconoscimento della capacità tecnica dimostrata e della professionalità acquisita; individuazione di un numero massimo di concessioni di cui un soggetto economico possa essere titolare; puntuale definizione delle cause di decadenza o revoca; facoltà di rinegoziazione del titolo concessorio, per l’esecuzione di investimenti da effettuarsi anche in forma associata; facoltà per gli Enti locali di forme di premialità per soggetti e imprese che intendano investire, anche in forma aggregata e associata, in progetti di riqualificazione dell’area, coerentemente con le previsioni degli strumenti urbanistici e di pianificazione strategica”.
Gnassi si sofferma su quest’ultimo criterio, “per la sua decisiva importanza rispetto all’evoluzione dello scenario riminese. Quello che Rimini chiede, in ragione di quanto fatto con il progetto di Parco del Mare, è che nella definizione di un periodo transitorio per l’applicazione della Bolkestein, siano favoriti attraverso un’anticipazione temporale i territori che abbiamo già avviato le procedure di riqualificazione del sistema costiero per l’incremento dell’attrattività turistica. In soldoni: Rimini ha in corso la partita strategica del Parco del Mare, con la previsione di modificare radicalmente il waterfront locale principalmente attraverso gli investimenti da parte di soggetti privati, operatori di spiaggia in testa. In tal senso sono oltre 350 i soggetti che hanno presentato, singolarmente o in forma associata, manifestazioni d’interesse per un programma che, oggi, in un momento di assoluta confusione e incertezza, è quanto di più possa essere garantito e agevolato nel Paese per quanto riguarda il futuro della spiaggia e del lungomare. Rimini, sulla base di questo, chiede e pretende sia riconosciuto questo sforzo e questa tensione positiva e concreta, attraverso l’individuazione di un criterio che premi chi è già pronto ad investire su quello che in Italia è il programma integrato di rigenerazione urbana più ambizioso e innovativo attualmente in corso d’opera. Questa ‘case history’ riminese va valorizzata attraverso un’azione intelligente, trasformando quello che è un grave problema nazionale (frutto di errori sparsi in serie) nell’opportunità di dare gambe e modernità a un settore che mai come ora può essere attrattiva bandiera di una ‘nuova’ Italia se saprà investire e ammodernarsi. Rimini non vuole aspettare all’infinito. Siamo pronti per riqualificare lungomare e spiaggia assieme. I nostri operatori sono pronti”.


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