Asili ai privati, il no di ‘Rimini in Comune’

Mercoledì, 28 Settembre 2016

(Rimini) “La scelta della nuova amministrazione di privatizzare i servizi educativi (nidi e scuola dell’infanzia) non ci appartiene”, intervengono dalla lista civica Rimini in Comune, che ha partecipato alle ultime amministrative riminesi proponendo Sara Visintin come candidato sindaco. “Il programma elettorale con cui ci siamo presentati promuoveva scelte nettamente opposte, che privilegiassero il ruolo del pubblico nella gestione dei servizi educativi. Nei pochi mesi di campagna elettorale abbiamo incontrato e risposto alle richieste dei comitati di genitori e dei lavoratori ausiliari all’interno dei nidi e delle scuole di infanzia sostenendo che la gestione pubblica, controllata e partecipata tra amministrazione, lavoratori del settore e genitori, non solo è l’unica soluzione possibile, ma è anche possibile mantenerla”.
Invece, si ricorre alla gara europea per affidare il servizio “a privati (cooperative), che precarizzano il ruolo dei lavoratori e puntano a gestioni al ribasso, dove il profitto per il soggetto gestore determina le scelte di erogazione del servizio. Nell’ambito dei servizi educativi le normative consentono le deroghe all’assunzione finalizzate alla garanzia del servizio pubblico, mentre nell’ambito dei nidi che non sono ancora un vero e proprio servizio educativo il sistema di turn over e scelte complessive di pianificazione di personale dell’ente pubblico consentirebbero di mantenere la gestione pubblica del servizio. Si tratta dunque di una chiara scelta politica, rafforzata dal sodalizio con il centro-destra di Pizzolante nel laboratorio politico di Rimini. Riteniamo che non basti attivare meccanismi di controllo per garantire il livello di servizio dal momento che si rompe il rapporto diretto con il corpo insegnante per mantenerlo solo con il soggetto gestore, tralasciando i sistemi di assunzione da esso effettuati e la tutela dei lavoratori. In un Paese dove oramai le cooperative diventano il meccanismo per il pubblico di pagare di meno un servizio, di eliminare i costi aggiuntivi (come ad esempio le maternità, e quindi come non ricordare la recente campagna sulla fertilità che pare essere un po’ in contrasto con queste scelte) e di sdoganare forme di precariato a voucher o a servizio a singhiozzo, questa scelta dimostra che le privatizzazione dei servizi pubblici (scuola, idrico, trasporti, …) costituisce l'orientamento politico di base. Per questo sosteniamo la protesta delle famiglie e dei lavoratori che non hanno mai smesso di chiedere servizi adeguati per la crescita delle giovani generazioni, da espandere e non livellare al ribasso. Come associazione ci adopereremo per supportare questa vertenza e spingere l’amministrazione verso scelte diverse; riteniamo, infatti, che la soluzione migliore da adottare sia quella di ritirare il bando e a bocce ferme esaminare meglio la questione dal punto di vista normativo per mettere a punto soluzioni alternative che consentano di mantenere in essere la gestione diretta dei servizi pubblici. Per tutelare i diritti dei lavoratori, dei bambini e dei loro genitori, abbiamo ritenuto utile aprire un confronto sul tema coinvolgendo altre esperienze amministrative come quella di Napoli che, al contrario del Comune di Rimini, ha deciso di mantenere una gestione diretta dei servizi educativi, assumendo personale e utilizzando le deroghe ammesse dalla legge per questi casi specifici”.
L'associazione Rimini in Comune organizzerà un'assemblea pubblica per un confronto nel merito, “partendo da un obiettivo chiaro: la scuola pubblica non si tocca e deve rimanere un diritto civile per tutti e patrimonio pubblico condiviso”.