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Morte di un commesso viaggiatore, al Novelli

Venerdì, 11 Marzo 2016

Elio de Capitani sarà a Rimini con ‘Morte di un commesso viaggiatore’ di Arthur Miller, martedì 15, mercoledì 16 e giovedì 17 marzo, alle 21 al teatro Novelli. Regista e protagonista di un grande classico del Novecento De Capitani racconta il dramma (attuale) di un fallimento esistenziale e del ‘sogno americano’ in frantumi


“Costruito inizialmente sul ricordo di mio zio - spiegava Arthur Miller - il personaggio di Willy Loman, il protagonista di Morte di un commesso viaggiatore, s'impadronì velocemente della mia immaginazione e divenne qualcosa che non era mai esistito prima: un commesso viaggiatore con i piedi sui gradini della metropolitana e la testa nelle stelle”. Un personaggio che rappresenta l’uomo comune nel quale potrebbe riconoscersi chiunque, nell'America del dopoguerra come oggi e che Elio de Capitani porta in scena da martedì 15 a giovedì 17 marzo al Teatro Novelli di Rimini (sipario ore 21), in una produzione del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui nel ruolo della moglie Linda Loman, la sua compagna d'arte e di vita Cristina Crippa, protagonista dei suoi recenti allestimenti di Improvvisamente, l’estate scorsa e della Discesa di Orfeo, entrambi di Tennessee Williams
Dopo il lavoro su Williams, De Capitani prosegue quindi la sua personale riflessione sulla vita d'oggi e sul tema dei rapporti tra giovani e adulti attraverso la drammaturgia americana. Una storia personale che diventa collettiva, un classico degli anni Cinquanta che parla del nostro presente, raccontando l'ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere e per vendersi.


Miller racconta gli ultimi due giorni di vita di un commesso viaggiatore, prima del suo suicidio, riuscendo a mettere in luce, oltre alla precarietà della sua condizione socio-economica il dramma di un fallimento esistenziale. Brillante venditore dalla lingua sciolta, che ha fondato la sua vita sulla rincorsa del successo personale e professionale e sull'aspirazione alla "popolarità" per sé e per i propri figli, Loman si ritrova escluso dal 'sogno americano': a 63 anni non riesce più a piazzare la merce, non regge più la fatica dei lunghi viaggi attraverso l'America (che un tempo avevano per lui il sapore dell'avventura e della conquista). Soprattutto non riesce più a illudersi e illudere, vede sgretolarsi il castello di grandi sogni e piccole bugie che ha faticosamente costruito: «Ormai è ridicolo, fuori moda, ma è così», ammette la moglie Linda che da una vita lo sostiene.


Ormai incapace di stare nella realtà - con i piedi ben piantati "sui gradini della metropolitana" - Willy non distingue più tra presente e passato, sogni e ricordi, tra quanto si agita nella sua testa e la vita vera. Per mettere in scena questo groviglio di emozioni, Arthur Miller sceglie una via totalmente innovativa: tutto quello che "accade" nella mente di Willy, viene messo concretamente in scena, senza distinzioni tra flash-back, ricordi o visioni future. La regia e l'interpretazione di De Capitani seguono questa strada, come anche la scena di Carlo Sala che non individua luoghi deputati, ma ridisegna il palco con una parete obliqua, da cui emergono pochi elementi e arredi, per definire uno spazio (e un tempo) che è mentale e fisico, dentro e fuori, presente e passato.



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