Santarcangelo, resta chiusa la piscina Acquadiccia

Giovedì, 08 Agosto 2019

(Rimini) In seguito a quanto verificatosi ieri (presso la piscina “Acquadiccia”, dopo aver seguito l’evoluzione della vicenda in contatto costante con Ausl Romagna e Carabinieri di Santarcangelo, oltre ai titolari dei centri estivi coinvolti, l’Amministrazione comunale ritiene opportuno fornire un aggiornamento generale sull’accaduto e “chiarire alcune imprecisioni emerse nelle ore successive all’evento”. A soccorso dei 25 intossicati, spiega l’amministrazione, “sono intervenute 6 autoambulanze e 2 auto medicalizzate per assistere alcuni utenti che si erano sentiti male in seguito a un’intossicazione da cloro, presumibilmente dovuta a un malfunzionamento dell’impianto di pompaggio (circostanza in corso di accertamento da parte della Procura della Repubblica per mezzo dell’Ufficio Igiene dell’Ausl)”.

Le 25 persone coinvolte (17 bambini e 8 adulti) sono state assistite negli ospedali “Franchini” di Santarcangelo, “Infermi” di Rimini e “Bufalini” di Cesena: “tutte sono state dimesse in giornata, ad eccezione di un adulto visitato a Rimini e ricoverato per la notte all’“Infermi”, dove resta precauzionalmente in osservazione seppur in condizioni di salute che non destano preoccupazione”. L’attività della piscina “Acquadiccia” “resta per il momento sospesa, in attesa dei necessari controlli da parte degli organi competenti”.

Infine l’invito “agli esponenti politici locali che hanno pensato bene di creare allarmismo, strumentalizzando in modo maldestro la comprensibile emotività generata da una vicenda del genere, a documentarsi prima di diffondere informazioni non corrette, oltre ad attendere comunicazioni certe e verificate da parte delle autorità competenti invece di produrre accuse non soltanto infondate, ma anche dannose per la serenità della popolazione di Santarcangelo”. In situazioni del genere infatti, “oltre alla prontezza è fondamentale muoversi con la necessaria competenza per far sì che l’attenzione verso la salute delle persone – in particolare quando sono coinvolti minori o altre persone fragili – si traduca in un intervento efficace. Oltre a essere del tutto secondarie rispetto alla tutela della salute pubblica, le questioni relative alla proprietà delle strutture e l’attribuzione sommaria di responsabilità attraverso i social vanno in direzione esattamente contraria”.