Teatro Galli: a chi la gloria? Meriti, stizze e beghe di partito

Mercoledì, 03 Ottobre 2018

Particolare del rinato Teatro Particolare del rinato Teatro

A ciascuno il suo, unicuique suum, recita l’antico broccardo del diritto romano. Ma la disputa sui meriti della ricostruzione del Teatro Galli non sembra volta a stabilire un principio di giustizia attributiva, per alcuni è solo l’ennesima pagina della stucchevole polemica interna al Pd, per altri la reazione permalosa e risentita di chi si vede soffiare un diritto di primogenitura.

I fatti sono che tra qualche settimana il ricostruito Teatro Galli “com’era e dov’era” sarà inaugurato e per il sindaco Andrea Gnassi saranno giorni di trionfo, ancor più che per la riapertura del Fulgor. Sì, perché nella percezione popolare, specialmente in un tempo in cui si è abituati a digerire narrazioni semplici piuttosto che ragionamenti complessi, il merito della rinascita del centro storico di Rimini, e quindi anche del Teatro Galli, va sic et simpliciter attribuito al sindaco felicemente regnante. Certamente il sindaco non fa nulla per correggere questa vulgata; anzi, è risaputo che un vizietto del primo cittadino è quello di mettere il proprio cappello su tutto, specialmente su ciò che porta consensi.

E così c’è chi non si limita a rosicare in silenzio, anzi non perde occasione per ricordare che il merito non è tutto suo. L’ex vice sindaco Maurizio Melucci ha scritto al Carlino per ricordare che progettazione, finanziamento e appalto del Teatro Galli sono attività che appartengono al regno di Alberto Ravaioli, cioè della giunta di cui pure lui faceva parte. Qui siamo appunto alla battaglia interna al Pd: quando può, direttamente o attraverso il 'suo' giornale, Melucci si diletta a punzecchiare il compagno di partito che siede a Palazzo Garampi. Poiché il Carlino ha poi scritto che “il sindaco Ravaioli ha governato 12 anni lasciando il teatro Galli com’era e dov’era, ovvero un monumento alla negligenza della classe politica”, ecco l’ex sindaco oncologo che sul giornale di Melucci si straccia le vesti e ricorda i propri meriti. Qui siamo invece alla reazione permalosa e stizzita.

La ricostruzione del Galli certo non se l’è inventata Gnassi. Parte dagli anni Ottanta e porta la firma del sindaco Massimo Conti che indisse il bando fra gli architetti, poi vinto da Adolfo Natalini. Anche Conti quindi potrebbe legittimamente rivendicare “non dimenticate il mio ruolo decisivo”.

Il progetto Natalini ha avuto una storia sofferta ed è stato fatto e disfatto un sacco di volte, per trovare finalmente la quadra sotto il regno di Giuseppe Chicchi, il quale lasciò Palazzi Garampi con un esecutivo pronto ad essere realizzato. Anche Chicchi potrebbe quindi legittimamente rivendicare la sua porzione di gloria.

Poi arrivò Ravaioli e con lui la “pausa di riflessione” indetta per compiacere la piazza che reclamava il Galli com’era e dov’era. Un populismo ante litteram. La pausa di riflessione era solo un espediente per dire che si cambiava linea: si buttava nel cestino il progetto Natalini, il teatro wagneriano, e si imboccava la strada della ricostruzione filologica. Questo è stato storicamente il principale “merito” di Ravaioli: che sia vera gloria, lo diranno solo i posteri, ma probabilmente già noi che siamo in vita, quando il Teatro Galli farà i conti con l’esiguo numero di posti per il pubblico e i conseguenti problemi di gestione finanziaria. In questo caso non c’è bisogno di legittimare la richiesta di gloria: Ravaioli ci sta già pensando da solo.

Ma a sfilare per raccogliere l’applauso del popolo festante dovrebbero esserci anche il consigliere Gioenzo Renzi e altri esponenti della minoranza fautori del Galli polettiano, l’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi, il governo Berlusconi che mise i soldi per il progetto e tutti quelli che in qualche misura hanno apposto una tessera nel complesso mosaico.

Arriviamo a Gnassi che, ereditando il progetto dai predecessori, ha avuto il merito di portarlo a termine. Si è trovato a tirare il gol decisivo della partita a porta vuota, ma non era scontato che infilasse la palla, poteva anche colpire la traversa. È giusto nelle cronache ricordare chi ha fornito l’assist, ma nelle classifiche dei cannonieri ci finisce chi ha fatto il gol. Con buona pace di Melucci, Ravaioli e di tutti gli altri.