Presenze turistiche, in attesa dei big data l'Osservatorio difende la propria metodologia

Martedì, 07 Agosto 2018

Un giorno arrivano i dati dell’Osservatorio turistico regionale, e sindaci e assessori spandono ventate di entusiasmo e di ottimismo. Qualche giorno dopo arrivano le statistiche ufficiali, ed è un bagno di realismo che meglio si accorda con la percezione degli operatori.

Ai giornali, fra cui BuongiornoRimini, che avevano sollevato qualche dubbio sulla “correzione” al rialzo dei dati Istat, l’Osservatorio, una creatura di Regione Emilia Romagna e Unioncamere con la collaborazione di Trademark Italia, ha inviato una nota per spiegare la metodologia usata. La trovate integralmente più sotto.

Nella nota si parla di “non esaustiva rilevazione dei movimenti alberghieri, le cui ragioni vanno ricercate in dichiarazioni mancanti o incomplete”. Che significa: che gli albergatori non denunciano tutte le loro presenze?

Giriamo la domanda a Claudio Pasini, segretario generale di Unioncamere.

“Non è questione di dichiarazioni più o meno fedeli. La questione è che l’Istat non riesce a fotografare completamente la complessità dei fenomeni turistici. Una delle ragioni sta nel fatto che la rilevazione Istat ha molteplici obiettivi: di pubblica sicurezza, amministrativi, fiscale e infine anche statistico. È evidente che se mettiamo insieme tutte queste cose qualche problema c’è. Si consideri un aspetto: è forse realistico, come dice l’Istat, che la permanenza media sia solo di 4,1 giorni?”.

Beh, stando a quel che si vede e raccontano gli albergatori potrebbe essere. Voi dite di tenere conto anche delle seconde case. Sapete quante sono e quanto sono occupate nel periodo estivo? Le seconde case sono per definizione un elemento statico, che non incide sul peggiore o miglioramento di una stagione turistica. Non crede?

“Noi ci rifacciamo ad un panel messo insieme da anni da Trademark, che comprende oltre alla ricettività alberghiera ed extralberghiera, anche le seconde case, i campeggi, gli Airbnb. Credo che le seconde case siano da ascrivere al fenomeno turistico: se una persona le abita, consuma al bar, va a fare la spesa, va in pizzeria, affitta l’ombrellone sulla spiaggia. C’è una ricaduta evidente sul territorio. Ma le nostre valutazioni si basano anche su altri parametri: consumo di energia elettrica, rifiuti, spesa alimentare, traffico ai caselli autostradali”.

A propositi di caselli, in giugno il movimento era di segno negativo, eppure avete detto che giugno è andato bene.

“I dati bisogna interpretarli bene e nemmeno ci si più basare su un unico dato. Noi integriamo i dati con le interviste ad un panel di operatori”.

Voi dite che moltiplicate le presenze Istat per un coefficiente che è circa pari a 2. Perché 2 e non 1,5 o 2,5, da cosa nasce questa scelta?

“E’ una metodologia che abbiamo ripreso da una ricerca del 2016 curata da Turistica - New Mercury Tourism Consulting e dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (IRISS) del CNR. Quei ricercatori hanno capito che occorreva un coefficiente per rivalutare statistiche altrimenti sottostimate. Per la nostra Regione il coefficiente è stato individuato in 2, nel sud è molto più alto, in Molise, per esempio, è 8. Bisogna capire che anche a livello nazionale c’è un grande dibattito sulle metodologie per meglio fotografare il fenomeno turistico. E’ chiaro che tutti possono sbagliare, non sosteniamo che i nostri dati siano esatti, diciamo che sono stime ben valutate”.

Certamente a tagliare la testa al toro, sarebbe una ricerca che pone in primo piano i fatturati. Se voglio sapere come va l’industria meccanica, cerco il volume d’affari. Perché non tentate questo tipo di rilevazione?

“Penso che a nessuno sfugga la difficoltà di questo tipo di rilevazione. Non credo che gli albergatori siano disponibili a dichiarare i loro fatturati. Comunque noi abbiamo sotto controllo l’andamento dei prezzi, insieme agli arrivi e alle presenze si può arrivare a una valutazione molto vicina alla realtà”.

Nella vostra nota scrivete che l’Istat sta pensando a modalità di rilevazione che utilizzano i dati della telefonia mobile, delle sim. Perché non percorrete anche voi questa strada? In regione abbiamo avuto l’esempio del concerto di Vasco Rossi a Modena dove Vodafone ci ha detto tutto: quanti erano, da dove venivano, ecc.

“Chi l’ha detto che non ci stiamo pensando? Ci pensiamo, eccome, certo che un progetto di questo genere costa molto più dei 160 mila euro che ad alcuni sembrano già tanti. Monitorare un’intera stagione coi big data sarebbe economicamente insostenibile. Si potrebbe però utilizzarli per eventi che hanno una durata nel tempo come la Notte Rosa, la MotoGp”.

Magari, così almeno avrebbe fine la “spannometria” applicata agli eventi. In attesa che i big data ci restituiscano una fotografia reale dei movimenti turistici, dobbiamo ancora restare al balletto fra dati ufficiali e dati integrati dall’Osservatorio. Non vi pare di ingenerare disorientamento nell’opinione pubblica?

“Bisogna che anche voi giornalisti comprendiate che i dati dell’Osservatorio, integrando le statistiche Istat con altre fonti, restituiscono un quadro più veritiero”.

Quest’anno in realtà cozzano con la percezione diffusa degli operatori di una stagione più magra…

“Ma tutti gli anni è così. Bisogna avere la pazienza di tirare le somme a fine stagione e si vedrà che le nostre valutazioni non sono infondate. D’altra parte è da 25 anni che facciamo l’Osservatorio, se abbiamo resistito nel tempo una ragione ci sarà. E il dibattito va liberato dalle polemiche sul +0,3 o il -0,4”.

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