Via Islanda, il rebus dei 35 rumeni. Stasera assemblea alle Celle

Mercoledì, 13 Giugno 2018

Sono, per così dire, i convitati di pietra del programma per il superamento del campo nomadi abusivo di via Islanda. Se per le famiglie di etnia Sinti è stata, dopo lunga gestazione, trovata la soluzione delle microaree famigliari, per gli altri, cittadini rumeni, non è prevista questa soluzione. La domanda, sollecitata dagli esponenti dell’opposizione, è rimbalzata più volte anche in consiglio comunale senza mai trovare, a dire il vero, una risposta chiara ed esaustiva da parte della giunta. Adesso, i rumeni, stando a quanto scrive il Carlino, dicono che vogliono anche loro le casette promesse ai Sinti, altrimenti non muoveranno le loro roulotte da via Islanda. “Per i rumeni – spiega Kristian Gianfreda, consigliere di maggioranza, che ha seguito il progetto fin dall’inizio – saranno attivati gli interventi assistenziali di bassa soglia, cioè quegli strumenti che il Comune di Rimini ha per far fronte ai casi di emergenza. Sono provvedimenti limitati nel tempo e con a disposizione un budget limitato”. Proviamo a tradurre: se ad una famiglia rumena viene trovato un alloggio, questo non sarà per sempre. Quindi se non finiscono sulla strada adesso, ci potrebbero finire in un secondo tempo? “Anche io – spiega Gianfreda – ho posto questa domanda e finora non ho ricevuto risposte chiare e definitive. Non si capisce ancora se le risposte di bassa soglia saranno sufficienti e quale durata avranno. D’altra parte, il problema è diventato concreto adesso, dopo l’approvazione della delibera di giunta, fino ad oggi si era solo molto discusso e polemizzato”.

Il tema del destino dei rumeni di via Islanda certamente rimbalzerà anche nell’incontro convocato questa sera, mercoledì, alle Celle, dove è prevista la partecipazione del vice sindaco Gloria Lisi e dell’appena nominato sottosegretario alla Giustizia, il leghista Jacopo Morrone.

Resta da capire perché per le famiglie rumene non è stato adottato un analogo provvedimento. La risposta è contenuta nell’allegato A che è parte integrante della delibera approvata dalla giunta. Nel resoconto del censimento effettuato dai servizi sociali nel 2016 in via Islanda si precisa che vi vivono anche 35 persone di nazionalità rumena presumibilmente non (il grassetto è nell’originale) di etnia Rom. Si tratta quindi semplicemente di cittadini rumeni, non appartengono ad una delle due etnie, Sinti e Rom, che sono protette dalla legge”. Si legge nel testo: “La distinzione rispetto all’appartenenza alla comunità rom o sinta risulta essere di fondamentale importanza per la definizione del presente Programma. Data l’assenza di una fonte ufficiale per individuare l’appartenenza a tale comunità, il dato è stato acquisito dagli operatori del servizio sociale durante il colloquio”.

Quindi i rumeni sono esclusi dal programma microaeree e casette, e questo lo si sapeva. Cosa fare per loro? Il capo intervistato dal Carlino reclama le casette e sostiene che gli sono stati offerti quattromila euro per lasciare il campo. Nel testo della delibera si legge invece: “Le nove famiglie di nazionalità rumena, presumibilmente non di etnia Rom o Sinti, che vivono nella parte più degradata del campo e in roulotte fatiscenti, hanno espresso l’interesse ad accedere a soluzioni abitative convenzionali. Con i suddetti nuclei i servizi di protezione sociale hanno iniziato e in qualche caso concluso percorsi di uscita dall’insediamento di Via Islanda attivando le misure previste per i residenti nel Comune di Rimini”. Anche questo è un aspetto che dovrà essere chiarito perché risulta che in via Islanda i rumeni sia ancora tutti lì.

“Gli interventi di bassa soglia – spiega il consigliere Gianfreda – non saranno uguali per tutti, dipende dalle condizioni del nucleo famigliare, dalla presenza di minori e anziani, e da altre variabili. Quello che è certo che per loro non è possibile attivare il programma delle microaree”.

Gianfrda è un convinto sostenitore del programma, afferma che è la soluzione con meno controindicazioni. Anche se i vari comitati e la Lega che ne fa una battaglia politica sostengono il contrario. “L’unica posizione seria arrivata dalle opposizioni – sostiene Gianfreda – è quella della sistemazione negli appartamenti. Però in questa modo il Comune perde ogni possibilità di controllo. Le microaree costano di meno, hanno più margini di successo e sono più facili da gestire. In questo modo mettiamo le famiglie Sinti nella condizione di dover pagare per le loro scelte. Se non pagano le bollette ai fornitori, se non rispettano il contratto, vanno incontro a provvedimenti al pari degli altri cittadini”.