Lupo ucciso, associazioni ambientaliste vogliono chiedere i danni

Mercoledì, 16 Maggio 2018

(Rimini) La conclusione delle indagini sulla uccisione di un lupo nel novembre scorso ad Ospedaletto, comunicate ieri dai Carabinieri Forestali di Rimini, confermano per le associazioni ambientaliste di Rimini “la barbarie e la ferocia inaudita già rivelate dall’episodio: il giovane esemplare di lupo è stato prima attirato ed avvelenato con un’esca al topicida, in modo da ridurne le forze e la capacità di reazione e di fuga, preso in una tagliola e bloccato con un forcone infilato nel corpo, e infine massacrato con colpi inferti con estrema violenza sul cranio fino a spappolarlo”. (Rimini) La conclusione delle indagini sulla uccisione di un lupo nel novembre scorso ad Ospedaletto, comunicate ieri dai Carabinieri Forestali di Rimini, confermano per le associazioni ambientaliste di Rimini “la barbarie e la ferocia inaudita già rivelate dall’episodio: il giovane esemplare di lupo è stato prima attirato ed avvelenato con un’esca al topicida, in modo da ridurne le forze e la capacità di reazione e di fuga, preso in una tagliola e bloccato con un forcone infilato nel corpo, e infine massacrato con colpi inferti con estrema violenza sul cranio fino a spappolarlo”. 
A prendere la parola sono Anpana Rimini, Dna Rimini, Fondazione cetacea, Italia nostra, L'umana dimora, Wwf Rimini. “L’esposizione della carcassa dell’animale così sanguinante alla pensilina del tram, alla vista di passanti e studenti, ha completato il “capolavoro” di questi magnifici esemplari di sotto-umanità”, sottolineano.
Le associazioni esprimono quindi soddisfazione per l’esito delle indagini, che vede due indagati. “Nell'esprimere soddisfazione per il risultato raggiunto, i militari hanno evidenziato come sia questo il primo caso in Italia in cui si giunge all'identificazione e deferimento all'Autorità Giudiziaria dei responsabili dell'uccisione di un lupo, con successiva pubblica esposizione del cadavere. Al reato di maltrattamento, cattura, uccisione e furto aggravato di esemplare di specie particolarmente protetta, si aggiungono - nel caso specifico - anche l'avvenuta constatazione, all'interno dell'azienda, di altre forme di maltrattamento a carico di animali, verificatesi a seguito di macellazione clandestina avvenuta con modalità improprie, oltre ad altri reati ambientali come il mancato smaltimento di rifiuti e l’abbandono nei campi di carcasse di pecore, oltretutto formidabili richiami per i lupi”.

Trattandosi “di azienda agrituristica che alleva ovini, gli inquirenti hanno ipotizzato che movente del delitto possa essere la volontà di "vendicarsi facendosi giustizia da sè a fronte di predazioni subite in precedenza da parte di lupi”. Questo aspetto va in particolare sottolineato: l’azienda si è altre volte lamentata per attacchi di lupi. Bene, ora risulta che anziché mettere in atto forme e mezzi di prevenzione e dissuasione, come disposto dalla legge, era abituata ad abbandonare all’aperto carcasse e resti vari di animali morti o macellati, che quindi inevitabilmente attiravano i predatori (lupi, volpi, faine…) dall’entroterra appenninico, e in cambio era solita evidentemente rilasciare esche avvelenate, come le analisi sul lupo hanno evidenziato. E questo è già un altro reato. Si possono a monte di tutto ciò avanzare richieste di risarcimento danni, lamentando che gli stessi tardino a venire?”.
In ogni caso, “come già preannunciato nel novembre scorso, le nostre associazioni valuteranno se costituirsi parte civile nel processo che seguirà alle indagini, ed alcune come Anpana Rimini e Wwf Rimini hanno già deciso di farlo. Lo faremo nella speranza che giustizia sia fatta secondo quanto prescritto dalla legge e che la sentenza valga come monito per quanti, sull'intero territorio nazionale, non vogliono ancora capire che la convivenza con la natura non può passare attraverso l'accettazione di atti barbarie come quello di Ospedaletto”.