Pizzolante: il 4 marzo la scelta è fra riformisti e populisti

Martedì, 13 Febbraio 2018

«Chi non vota per me, di fatto vota i populisti della Lega o dei 5 Stelle”. È il mantra elettorale di Sergio Pizzolante, candidato della coalizione di centrosinistra nel collegio uninominale della Camera. È un messaggio lanciato a quanti nel Pd soffrono di notevoli mal di pancia e sono orientati a votare Giuseppe Chicchi, candidato di Liberi e Uguali? “E’ un messaggio per tutti coloro che a sinistra sono suggestionati dal richiamo degli spiriti primordiali e finiscono con il favorire Lega e 5 Stelle. A costoro ricordo quanto ha dichiarato l’assessore bossiano della regione Lombardia, Gianni Fava, dopo i fatti di Macerata e le conseguenti dichiarazioni di Salvini: non mi riconosco più in questa Lega dove prevalgono personaggi parafascisti. E mi rivolgo ai moderati che sono di nuovo attratti da Berlusconi ma finiscono per favorire la Lega alla Camera”.

Le critiche rivolte a Pizzolante sono alimentate dal suo percorso politico, giudicato incoerente, perché è passato dai socialisti a Berlusconi, e adesso è alleato del Pd. Il deputato ha la risposta pronta: “Certe accuse le considero un'infamia. Sono un socialista craxiano dagli Ottanta e in questi anni sono stato coerente con questa storia. Dopo Tangentopoli, sono stato dodici anni fuori dalla politica e quando sono tornato a farla mi sono schierato contro la spinta giustizialista che dominava nel Paese. Cinque anni fa, dopo il fallimento della rivoluzione liberale promessa da Berlusconi, non essendoci una maggioranza stabile in Parlamento, ho aderito all’accordo fra Berlusconi e Bersani che ha fatto nascere il governo Letta, e ho sostenuto i successivi governi Renzi e Gentiloni. Due anni fa a Rimini ho dato vita a Patto Civico che ha portato alla rielezione di Gnassi. Oggi mi candido a stare nello stesso campo, non mi sembra affatto un percorso incoerente”.

Pizzolante sostiene che il prossimo 4 marzo la scelta è fra riformisti e populisti, fra chi vuole costruire e chi si limita a distruggere. “Bisogna capire – afferma – che in questi anni sono avvenuti radicali cambiamenti. È scoppiata la crisi del ceto medio che dal 74 è passato al 32 per cento della composizione sociale. È venuto meno quello che Giuliano da Empoli chiama il tetto di cristallo della democrazia. In questo contesto, dopo la crisi che abbiamo vissuto, il bipolarismo non è fra centrodestra e centrosinistra, ma fra riformisti e populisti. Dobbiamo decidere se essere come la Francia e la Germania, dove governano forze responsabili, o come gli Stati Uniti dove hanno vinto i populisti. Per la prima volta abbiamo un centrosinistra senza i comunisti radicali e nel centrodestra c’è il dominio delle forze populiste ed estremiste. La situazione è diversa, chi non lo vede è affetto da pigrizia mentale o da malafede”.

Pizzolante non risparmia fendenti ai suoi competitor diretti, la grillina Giulia Sarti e la leghista Elena Raffaelli, entrambi colpevoli, a suo dire, di imbrogli nei confronti degli elettori. La Sarti perché “è arrivata in Parlamento con qualche click e poi per cinque anni è sparita e adesso torna a chiedere il voto”. La Raffaelli perché “nella campagna elettorale per le comunali a Riccione attaccava la Vescovi che, diceva, voleva portare gli immigrati a San Lorenzo, cosa che ha fatto lei come assessore della giunta di centrodestra”. La sentenza finale è inappellabile: “Con Lega e Cinque Stelle la politica peggiora”.

Lo slogan scelto da Pizzolante in questa campagna elettorale è “La mia professione? Fare gli interessi del territorio a Roma”. Il legame con il territorio è la carta che gioca per uscire vincitore da una competizione difficile dove i Liberi e Uguali di Chicchi, con il loro richiamo alla sinistra dura e pura, gli insidiano il ritorno a Montecitorio. Fra le liste che lo sostengono, quella di Civica Popolare, guidata dal capogruppo in consiglio comunale Mario Erbetta, è quella dove sono più presenti candidati riminesi. Pizzolante pensa dunque di fare il pieno degli elettori di Patto Civico di Rimini e di Riccione? “Sono due realtà diverse, perché diverse sono le elezioni amministrative e le elezioni politiche. Nelle prime è forte il legame con il territorio, nelle secondo prevalgono le Tv e il richiamo dei simboli nazionali. Patto Civico è un contributo locale alla lista nazionale Civica Popolare”.