Barboni (FI): ascoltare la gente e stringere tante mani

Giovedì, 08 Febbraio 2018

Quando si parla di lui è normale accompagnare il suo nome all’epiteto “mister preferenze”. Riconoscimento pienamente meritato perché alle elezioni amministrative del 2001 ha racimolato oltre 600 voti personali, in assoluto il più votato del consiglio comunale. Di solito, deteneva anche un altro record, quello del consigliere con il reddito più alto. Oggi che dichiara oltre 400 mila euro, si capisce perché la moglie non sia molto contenta che corra per un posto dal “misero” stipendio di 12 mila euro al mese. Ma la politica è una brutta bestia, quando il virus della passione ti contagia, non c’è medicina che possa guarirti. E il medico Antonio Barboni, candidato al Senato nel collegio uninominale per la coalizione dei centrodestra, ha sempre militato sotto le insegne di Forza Italia, partito per il quale è stato consigliere comunale dal 1995 al 2011 e consigliere provinciale dal 2011 al 2014.

Questa volta si sono ricordati di lui per una candidatura prestigiosa. Da quanto si sa, le cose sono andate in questo modo. Barboni, 58 anni, ufficiale medico in pensione, è presidente dell’Associazione provinciale dell’aeronautica, che conta circa 600 iscritti. Nelle settimane scorse ha organizzato la consueta cena annuale alla quale fra avieri e amici del Rotary hanno partecipato circa 200 persone. Fra gli invitati c’era anche il coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Palmizio, chiamato a bilanciare la presenza del nostrano Tiziano Artlotti, del Pd. Palmizio vedendo il seguito di Barboni avrebbe avuto l’illuminazione: “Ma tu perché non mi hai mandato il curriculum?”. E che curriculum sia: Barboni è così diventato il candidato, sopravvissuto anche al siluramento di Palmizio.

“Ho sempre detto di essere a disposizione, mi hanno chiamato, obbedisco”, dice Barboni vestendo felicemente i panni dell’aspirante senatore. Ha organizzato due comitati elettorali, uno per l’area riminese, affidata al fido Nicola Marcello, il secondo per il cesenate, guidato da Luca Bartolini. Presto farà il suo debutto anche sui social. Ma la campagna elettorale che ha in mente è molto vintage. “Mentre Arlotti farà il giro dei circoli del Pd, io passerò questo mese a incontrare gente e a stringere mani nelle piazze, nei bar, nei mercati, nei piccoli paesi. Non perdo tempo per incontri di partito, vado in giro a far vedere la mia faccia”.

Anche perché a fare incontri di partito incontrerebbe ben poca gente. Quando lui diventò mister preferenze, Forza Italia era il primo partito di Rimini. Adesso…”Alcune volte a Rimini abbiamo preso percentuali più alte della media nazionale. Significa che c’era una classe dirigente amministrativa all’altezza. Poi bisogna considerare che noi siamo un partito d’opinione, e quindi anche nelle situazioni locali seguiamo il trend nazionale”. Ma quella Forza Italia vincente è stata accusata di pratiche consociative: “Non confondiamo il consociativismo con la cultura di governo. Se una forza politica si vuole accreditare come forza dirigente, non può usare i toni e gli argomenti della protesta sterile, fine a se stessa. Non per questo la nostra opposizione non è stata rigorosa. Noi eravamo contrari al sito scelto per la nuova Fiera, ma una volta che la maggioranza si è assunta le sue responsabilità, abbiamo premuto perché venisse fatta presto e bene”.

E adesso che c’è da fare per rilanciare il centrodestra a Rimini? “Riprendere lo spirito del ’94, dare risposte ai bisogni dei cittadini. Se un movimento di antipolitica prende i consensi che sappiamo, significa che c’è una carenza di offerta politica e noi dobbiamo rispondervi”. Cosa significa fare politica oggi? “Fare il bene comune. La politica è ascoltare i cittadini, interpretare le loro esigenze, dare loro le risposte. Se lo si fa con intelligenza e lungimiranza, si realizza un servizio. La politica, come diceva un democristiano della mia terra d’Abruzzo, Remo Gaspari, è un’arte. Un’arte che si impara. Io ho cominciato a 17 anni facendomi eleggere nei consigli scolastici, poi ho continuato nel movimento giovanile della Dc. C’è tutto un percorso formativo da fare per arrivare a impegnarsi in politica. Quando nel ’94 siamo partiti con Forza Italia c’eravamo noi inesperti, ma accanto a noi altri che avevano esperienza. Non come adesso che basta un clic per ritrovarsi candidati”.

Di cosa parlerà con la gente quando andrà a stringere le mani? “Beh, innanzitutto di sicurezza, è il tema oggi più sentito”. Allora è vero che Forza Italia va al traino della Lega? “Il problema è reale, la Lega ha un modo di trasmettere il messaggio che non è il nostro. Sull’immigrazione noi semplicemente diciamo che chi ha diritto di rimanere, può restare, gli altri devono rientrare nei paesi d’origine”. E sull’economia, sul lavoro, cosa dirà? “La nostra proposta è la flat tax. L’esperienza di chi l’ha applicata dice che in questo modo si dà impulso all’economia e quindi si creano anche maggiori opportunità di lavoro”.

Da un po’ di anni non è più in consiglio comunale, che impressione le fa la Rimini di oggi? “Osservo che finalmente, con colpevole ritardo, si è messo mano ad alcuni nodi storici strutturali. Come per esempio, la viabilità. Se fossi stato candidato sindaco avrei fatto come Micucci a Cattolica: le rotonde e l’eliminazione di tutti i semafori. Certe cose poi si potevano fare meglio: certe piste ciclabili lasciano molto a desiderare”.

Se non sarà eletto senatore, potrebbe sempre candidarsi nel 2021…”Sono sempre a disposizione”.

Valerio Lessi