Verso le elezioni: incognite e certezze a Rimini

Mercoledì, 06 Dicembre 2017

L’unica cosa certa è che alle prossime elezioni politiche (fissate per il 18 marzo) il collegio uninominale di Rimini è assolutamente contendibile da ciascuno dei tre poli in lizza: centrosinistra, centrodestra e 5 Stelle.

Il collegio di Rimini è pari territorio della provincia senza Bellaria e Santarcangelo che sono stati aggregati a Cesena. Se ne sono andati due Comuni uno molto diverso dall’altro: una roccaforte della destra, Bellaria, e una della sinistra, Santarcangelo.

Il punto di partenza per una valutazione sono i risultati delle elezioni del 2013 che, è vero, sono lontani anni luce dalla situazione politica attuale (esisteva ancora il Pdl!) ma è anche vero che fecero emergere quel tripolarismo che è ancora la cifra del momento attuale. Stando al 2013, il Pd e alleati sono intorno al 30%, il centrodestra viaggia verso 25% e i grillini sono al 30,9%.

La grossa incognita è rappresentata dalla collocazione di quei quindicimila elettori, pari al’8,68 per cento, che nel 2013 scelsero Scelta Civica di Monti e l’Udc di Casini. Se si guarda al personale politico, si vede che si è più o meno equamente distribuito fra destra (Zanetti) e sinistra (Casini) ma l’esperienza insegna che in questi casi un conto è il ceto politico, un altro sono gli elettori, liberi come non mai di muoversi e di spostarsi da uno schieramento all’altro. Certamente la ripresa del centrodestra, attestata da tutti i sondaggi, potrà esercitare una forza di attrazione su questo elettorato.

Quindi risulteranno decisivi gli ex elettori di Monti? Sì, e anche no. Perché, dopo il 2013, ci sono state le elezioni amministrative a Rimini e a Riccione dove è risultato emergente il fenomeno Patto Civico varato dall’onorevole Sergio Pizzolante. Il 15 per cento degli elettori di Patto Civico seguiranno Pizzolante anche a livello nazionale in un’alleanza organica con il Pd? Difficile rispondere: si può ragionevolmente ipotizzare che una parte, non si sa quanto cospicua, lo faccia, e anche questo travaso di voti (nel 2013 tendenzialmente a destra) può risultare determinante.

Il voto dei riminesi dovrà inoltre fare i conti con la nuova formazione politica sorta a sinistra del Pd, i Liberi e Uguali di Bersani e D’Alema, verso cui confluirà una parte di voti che nel 2013 andarono al Pd. Cinque anni fa le liste a sinistra del Pd (Sel e Ingroia) racimolarono circa il 4 per cento. È evidente che Liberi e Uguali non ha alcuna possibilità di affermarsi nell’uninominale, ma è vero che un eventuale candidato forte e credibile messo in campo da questa lista possa attrarre elettori scontenti del Pd, desiderosi di dare nel segreto dell’urna una lezione ai renziani.

Con ciò abbiamo introdotto il discorso sulle candidature nell’uninominale. Se si considera che il seggio è in bilico e si vince per un solo voto in più degli avversari, si comprende che, stando ad indiscrezioni, non ci sia nel Pd la corsa a volere una candidatura un tempo ambita. Lo stesso Tiziano Arlotti pare recalcitri non poco. Detta in positivo, è più che mai necessario che, in qualsiasi schieramento, si metta in campo l’uomo più forte possibile, capace di raccogliere voti oltre i recinti, sempre meno presidiati, delle appartenenze. È questa la sfida che ha di fronte il centrodestra e che hanno anche i grillini, che pure apparentemente partono avvantaggiati.

Il sistema elettorale è misto. Oltre al seggio nell’uninominale maggioritario, ci sono sette deputati da eleggere con il sistema proporzionale. In questo caso il collegio è più ampio e comprende anche la provincia di Forlì-Cesena. Qui è bene ricordare che hanno la certezza di essere eletti solo i capilista. Quindi per sapere se Rimini avrà la possibilità di eleggere un altro deputato (oltre a quello uninominale) bisogna aspettare che i partiti formino le liste e verificare in quale posizione sono i candidati di Rimini (alla faccia della legge che avrebbe restituito la libertà di scelta agli elettori). È ragionevole pensare che, a prescindere dalla città di provenienza, un seggio vada al Pd, che uno lo conquistino anche Forza Italia, Lega e 5 Stelle. Gli altri tre dipendono dal gioco dei resti a livello nazionale.