Mauro: una analisi realistica della crisi del centrodestra

Giovedì, 12 Ottobre 2017

È evidente per chi segue i lavori del consiglio comunale: il consigliere Gennaro Mauro (eletto nella lista Uniti si vince, oggi aderente al Movimento nazionale per la sovranità di Alemanno e Storace) tende a smarcarsi dalle posizioni spesso estremiste dei suoi colleghi dell’opposizione di centrodestra. “In una recente assemblea a Miramare – osserva Mauro – il sindaco Gnassi per ben tre volte è intervenuto per sottolineare come io svolga un’opposizione responsabile. Mi sono chiesto dove sto sbagliando…”. E dove sbaglia? “No, non sbaglio. Non è ragionevole assumere nei confronti dell’amministrazione comunale una posizione contraria, severamente critica, per così dire “a prescindere”, solo perché loro sono di sinistra e noi di destra, all’opposizione. Gnassi è al secondo mandato, non potrà essere rieletto. È quindi necessario assumere nei suoi confronti un atteggiamento diverso, che metta in evidenza la nostra vocazione di classe dirigente di governo, e non solo di opposizione”.

Osserviamo che anche dopo le elezioni del 2016 il centrodestra non sembra essersi risollevato dalla crisi. “Il centrodestra – risponde Mauro – ha gli stessi problemi del centrosinistra: partiti in crisi, fuga di militanti e di iscritti, assenza di luoghi di discussione e di confronto”.

Invitiamo il consigliere a passare in rassegna le forze in campo. “Obiettivo Civico sta dimostrando che Camporesi non poteva essere un candidato sindaco. Lo vedo spento, senza iniziativa, l’unica cosa che fa sono le battaglie monotematiche contro la Fiera. Prima aveva il gruppo dei 5 Stelle che lavorava per lui, adesso è solo e senza grinta”. La Lega? “Sta facendo bene il suo mestiere di ricerca del consenso ripetendo ad ogni occasione gli slogan nazionali. Mi pare non ci sia nessun tentativo serio di studio dei problemi, di capacità progettuale. Si vede che è una forza giovane, non sedimentata sul territorio”. Forza Italia? “E’ ridotta ai minimi termini, non ci fosse stata la candidatura di Nicola Marcello, forse avrebbe preso un solo consigliere. Non riesce a svolgere il ruolo di sintesi che aveva nel passato. È un partito verticistico, sono lì tutti che aspettano cosa deciderà di fare Berlusconi”. E poi c’è Gioenzo Renzi, Fratelli d’Italia: “A Renzi piace fare le sue battaglie individuali. Il centrodestra sconta l’incapacità di lavorare in team”.

Il quadro che emerge dall’analisi realistica di Mauro è un centrodestra che procede in ordine sparso, senza fare squadra, senza un’idea unificante, senza un progetto. “Costruire un percorso di cambiamento non è facile. Dobbiamo sfidare Gnassi su un progetto alternativo, senza necessariamente mandare a mare tutto quello che fa. Bisogna riconoscere che lui la città, a modo suo, la sta cambiando. Non accetta di essere definito un rottamatore, ma ha tracciato una chiara linea di demarcazione rispetto al passato della sinistra in questa città. Sa proporre idee e suggestioni, è capace di trovare le risorse economiche. Ha un grande vizio che è quello di considerarsi un uomo solo al comando. Non solo sfugge spesso al confronto istituzionale, in consiglio comunale, ma anche con la società civile. E le questioni su cui metterlo alle corde sono tante: ad esempio la questione della mobilità legata al Parco del Mare. Lui va avanti con il progetto ma non affronta il tema cruciale della viabilità una volta che il lungomare sarà chiuso al traffico”.

Quello che si nota è che non c’è un’alternativa credibile alla vision di Gnassi. “E’ vero – riconosce Mauro – però il sindaco ha il vantaggio di avere a disposizione la macchina comunale che lavora per lui. Noi non possiamo contare su chi ci produce un rendering dopo l’altro”.

Bisognerà che prima o poi nel campo del centrodestra qualcuno prenda l’iniziativa. “Nel mio piccolo – risponde Mauro – con le forze limitate di cui dispongo, sto muovendomi. Non ho molta fiducia nei partiti, con i quali l’accordo è difficile anche su temi che dovrebbero essere scontati. Per me è fondamentale che si superi il corto circuito fra controllato e controllore, per cui ritengo che il Comune debba vendere le azioni di Hera. La Lega invece è contraria. Avevo proposto che in bilancio fossero trovate le risorse per un buono bebè, per andare incontro ai bisogni delle famiglie. Cosa fa la Lega? Interviene per dire che doveva essere solo per gli italiani, non per gli stranieri. Ma si può?! Quindi non parto dai partiti ma cerco di costruire un movimento civico, allacciando rapporti con imprenditori e una rete di associazioni. C’era stato il tentativo, non finito positivamente, di Sacchini; penso si possa riprovare evitando gli errori del passato”.

Se l’offerta politica di centrodestra non torna credibile, avrà lunga vita il Patto Civico di Pizzolante, che è stato determinante per la vittoria di Gnassi. “Sono convinto che molti nostri elettori lo avrebbero votato anche senza Patto Civico. Sono stati conquistati dal suo decisionismo, dalla sua rottura con il passato. Il vero guaio adesso è del Pd…”. E cioè? “Chi proporrà come successore di Gnassi? Nel partito è stata fatta terra bruciata. O convincono Arlotti a rinunciare di fare il parlamentare o al momento non vedo nessuno”.

Il punto è che anche nell’orizzonte del centrodestra non si vede nessuno. “Bisogna invogliare le persone alla politica. Non è facile. Si parla tanto della casta, ma a livello locale chiunque guadagna di più nella propria professione che a fare il sindaco o l’assessore. Si deve far politica per una passione e per il servizio alla città, ma anche la gratificazione economica è importante”.