Scrivi qui la tua mail
e premi Invio per ricevere gratuitamente ogni mattina la nostra rassegna stampa

Carim, entro pochi mesi la vendita. Azioni a 1 euro

Giovedì, 09 Marzo 2017

Per Carim il tempo si è fatto molto breve. Nel giro di qualche mese sarà risolto il problema dei crediti deteriorati e sarà effettuato il necessario sostanzioso aumento di capitale. Tradotto in termini meno rassicuranti e più espliciti: la banca sarà venduta e sarà sancito il passaggio di gestione dell’Istituto di piazza Ferrari. Per gli attuali azionisti, a partire dalla Fondazione, saranno lacrime e sangue: nella più rosea delle ipotesi un’azione non varrà più di 1 euro. La banca dunque troverà un proprio destino e non fallirà, ma saranno gli azionisti piccoli e grandi a pagarne il conto.

Il punto della situazione lo ha fatto il management della banca (il presidente Sido Bonfatti e il direttore Giampaolo Scardone) all’indomani dell’arrivo dei risultati dell’ultima recente ispezione effettuata da Bankitalia.

Sull’ispezione Bonfatti ha sottolineato (come proprio titolo di merito) che si è conclusa senza alcuna sanzione e con la conferma dell’attuale assetto amministrativo. L’unica frase del rapporto di Bankitalia che il presidente si è permesso di citare rileva che le problematiche si riferiscono a partite anomale erogate in anni precedenti il commissariamento. Partite anomale, ha voluto sottolineare Bonfatti, che in larghissima parte (65 per cento) si riferiscono al territorio riminese.

L’ispezione ha però avuto effetti indiretti molto negativi sull’attività bancaria: si è bloccato il piano industriale che era stato predisposto, sono otto mesi che Carim non può aumentare la propria capacità di credito verso cittadini e imprese perché le norme impongono che questa sia proporzionata alla consistenza patrimoniale.

Perché allora un’ispezione, se non c’era nulla da sanzionare e non c’erano cattivi amministratori da rimuovere? Il presidente ha fornito la sua interpretazione. Probabilmente Bankitalia voleva verificare se il progettato aumento di capitale fosse sufficientemente solido e al riparo da rischi futuri. Stando al direttore Scardone, comunque, la somma che sarà ancora oggi necessaria supera di poco (non è stato precisato quanto) i 100 milioni a suo tempo preventivati.

L’immagine usata dai dirigenti Carim è stata quella di paragonare la banca ad una Ferrari che ha un blocco di cemento sul cofano che ne inibisce le prestazioni e che ha bisogno urgente di fare rifornimento di benzina, ossia di denaro fresco. Il blocco di cemento sono i famosi crediti deteriorati pari a 650 milioni. Per il resto, in questi anni il management ha fatto il possibile perché la “Ferrari” restasse una buona macchina: sono stati tagliati gli sportelli, è diminuito il numero dei dipendenti ed il costo del personale. Le rettifiche di valore sui crediti fra il 2013 e il 2016 hanno superato i 300 milioni, gli avviamenti sono stati svalutati per 30 milioni. La nuova produzione di credito dal 2013 a oggi è caratterizzata da una qualità non paragonabile a quella precedente, nonostante il contesto economico critico: il numero e la quantità di crediti che ogni anno si sono deteriorati è assolutamente migliore della media del sistema bancario. Il credito erogato supera i 2.300 milioni distribuito su quasi 20.000 clienti; la raccolta totale (diretta e indiretta) raggiunge quasi 4.000 milioni.

Secondo i vertici della banca, questo la renderebbe appetibile sul mercato, tanto è vero che ci sono soggetti nazionali e internazionali che vi hanno posto gli occhi sopra. È in corso l’attività di due diligence (cioè l’esame dei conti da parte di due possibili acquirenti) da parte dei soggetti che dovrebbero risolvere il problema dei crediti e attuare la ricapitalizzazione della banca. Il management ha fatto accenno a soggetti internazionali e a questo proposito gli ultimi boatos dei bene informati parlavano del francese Credite Agricole. Il Fondo Interbancario dovrebbe intervenire per farsi carico dei crediti deteriorati, in modo da ripulire la banca e cederla poi al miglior acquirente. C’è anche un tavolo allestito da Bankitalia dove oggetto di interesse sono diverse banche, fra cui anche Carim. In ogni caso, l’ultima parola, ha assicurato Bonfatti, anche a fronte di eventuali pressioni di Bankitalia, spetterà all’assemblea dei soci.

Quanti ci rimetteranno gli attuali azionisti? È scontato che il valore di mercato sarà sensibilmente inferiore al valore patrimoniale. Carim ha affidato la valutazione del valore delle azioni ad un soggetto indipendente. L’esperto ha compiuto il calcolo mettendo a confronto vari elementi fra cui i titoli bancari quotati in borsa e l’attuale illiquidità del titolo Carim. Il risultato è che un’azione rispetto al valore patrimoniale di 3,34 euro può aspirare al fair value, cioè al valore equo, di 1 euro. Tuttavia non è detto che questo sarà il valore di vendita. Il prezzo ancora una volta lo farà il mercato.

I nuovi proprietari terranno conto della vocazione territoriale di Carim? Bonfatti si è detto fiducioso, qualsiasi soggetto interessato ad acquistarla sa che l’istituto trae la propria ragione d’essere dal rapporto con il territorio, non è un’anonima finanziaria che può aver sede in qualunque posto.


Le vostre foto

Rimini by @lisaram, foto vincitrice del 15 febbraio

#bgRimini

Le nostre città con gli occhi di chi le vive. Voi scattate e taggate, noi pubblichiamo. Tutto alla maniera di Instagram