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Concessioni, alla Ue non piacciono i principi della legge

Giovedì, 16 Febbraio 2017

Come finirà la partita delle concessioni balneari è tutto da vedere. Il primo interrogativo riguarda i tempi di approvazione della legge delega in Parlamento: tutto dipende da quando saranno sciolte le Camere; solo se si va a scadenza naturale si può essere pienamente ottimisti. Il secondo riguarda l’atteggiamento che assumerà la Commissione europea di fronte alle legge delega così come è stata predispoosta dal governo.

Le prime avvisaglie non sono certo incoraggianti. Nel luglio scorso il sottosegretario Sandro Gozi è stato in missione a Bruxelles per illustrare alla direttrice generale alla crescita Lowri Evans i principi generali sui quali il governo si stava orientando e che poi sono stati confermati nella legge delega, presentata lunedì a Rimini dal ministro Costa davanti ad un’affollata assemblea di bagnini.

Dalla Evans sono arrivate varie docce fredde che per il momento non hanno impedito al governo di confermare la propria impostazione, ma si tratta appunto di vedere cosa accadrà in futuro dopo che la legge sarà approvata e saranno emanati i relativi decreti.

Nessun problema sul periodo transitorio purché ci sia un calendario complessivo e controllabile dei singoli passaggi normativi e operativi”.

Diversa la musica sulle misure di indennizzo degli operatori uscenti, punto qualificante della legge delega. «Le misure di indennizzo – ha detto Evans - devono essere adeguate e proporzionate, ma ove diventassero eccessive o si creasse una preferenza ovvia per gli attuali esercenti, configurerebbero una chiusura al principio di libera concorrenza, a solo vantaggio degli attuali concessionario». Non è una chiusura netta, ma pone dei paletti ben precisi.

Altro punto controverso è quello del riconoscimento del valore commerciale delle imprese. Secondo la Evans una valutazione proporzionata del valore degli investimenti è consentita dalle norme europee. «Riconoscere un valore di avviamento (oggetto di un pagamento da parte del nuovo concessionario a quello uscente) potrebbe configurare un vantaggio indebito per gli operatori attuali». La delegazione italiana ha difeso la propria impostazione, ma la funzionaria della Commissione ha detto che permangono forti perplessità.

Altro punto qualificante della legge delega è il riconoscimento della professionalità ed esperienza degli operatori. Due i concetti espressi dalla Evans a tale proposito «Il nuovo quadro dovrebbe guardare al futuro e non al passato»: «È quindi necessario presentare un sistema che faciliti l'ingresso di nuovi operatori e non sembri costruito per tutelare quelli attuali».

Questo accadeva a fine luglio e quindi resta l’interrogativo se nel frattempo qualcosa non sia mutato. Poco prima di Natale, la commissaria europea al mercato interno Elżbieta Bieńkowska, ha risposto a un’interrogazione dell’europarlamentare Mara Bizzotto della Lega sull’applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari dopo la sentenza della Corte di Giustizia del 4 luglio. Nella risposta la commissaria la commissaria Bieńkowska si sofferma soprattutto requisiti relativi all'esperienza professionale dei futuri titolari di autorizzazioni. Dopo aver spiegato che nel diritto della Ue non c’è una norma specifica, ha rimandato alla normativa vigente sugli appalto pubblici, precisando che l’esperienza è richiesta “solo nella misura in cui ha un'influenza significativa sul livello dell'esecuzione richiesto dalle autorità che rilasciano l'autorizzazione”. Ed infine “Riguardo all'indennizzo, l'articolo 12 della direttiva 2006/123/CE stabilisce che l'autorizzazione non può accordare alcun vantaggio al prestatore uscente”.

Fino a dicembre scorso, insomma, nulla era mutato nelle posizione della Commissione.

Gli operatori balneari che si oppongono alla legge delega, tirano sovente in ballo i casi della Spagna e del Portogallo, dove sono state concesse proroghe amplissime. Lo aveva sottolineato anche il sottosegretario Gozi nell’incontro di luglio, osservando che “è molto difficile convincere i concessionari italiani di una apertura al mercato che appare colpire solo l’Italia. La Evans se l’era cavata rispondendo che non era escluso che fossero aperte procedure d’infrazione dopo la sentenza della Corte di Giustizia.

Il caso della Spagna è molto particolare. Le concessioni di lunga durata sono state date come indennizzo all’esproprio di proprietà private che sono state acquisite dal demanio. Infatti la procedura d’infrazione, che era stata aperta, è stata chiusa dopo una pronuncia della Corte Costituzionale.



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