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San Marino al voto con il rischio ballottaggio

Venerdì, 11 Novembre 2016

Stai a vedere che a San Marino, dove domenica 20 novembre si tengono le elezioni politiche, vedremo all’opera una sorta di Italicum riformato, ovvero un ballottaggio di coalizione. Ovviamente la legge italiana sul Titano non c’entra nulla. Solo un modo per dire che è molto probabile che nessuna coalizione che si presenta al voto ottenga il cinquanta per cento più uno dei consensi, rendendo così indispensabile un ballottaggio fra le prime due. Chi vincerà avrà il premio di maggioranza di 35 seggi su 60, mentre gli altri 25 saranno suddivisi fra tutti i perdenti che avranno superato la soglia di sbarramento.

Che ci sia il rischio concreto del ballottaggio lo dice il quadro delle coalizioni e delle liste che si sottopongono al giudizio degli elettori. Ci sono tre aggregazioni e due liste che vanno per conto loro. Anche nel 2012 le coalizioni erano tre, ma in quella vincente, che superò il 50 per cento di pochissimo, si trovava Alleanza Popolare, il partito che con l’uscita dal governo ha provocato le elezioni anticipate. Adesso i suoi uomini sono confluiti in una coalizione antagonista, rimettendo tutto in gioco.

A far ritenere che il ballottaggio possa essere l’unica soluzione per avere una maggioranza stabile è il fatto che sul Titano il processo di frantumazione e di disgregazione delle forze politiche tradizionali ha raggiunto livelli altissimi. I cambi di casacca, di schieramento, i fuoriusciti da questo o e quel partito, alleati che si ritrovano avversari, la nascita di partiti personali: tutto questo genera non poca confusione e sconcerto nell’elettorato, che alla vigilia del voto per buona parte appare disorientato. Il rinnovamento della politica, più che basato sui contenuti e sui metodi, appare ridotto ad un trasformismo dove chiunque può autoproclamarsi “nuovo”, purché in contrapposizione al sistema e alle forze politiche tradizionali.

Basti pensare che sulla scheda elettorale i sammarinesi troveranno una situazione di alleanze modificate, partiti che si presentano per la prima volta, partiti tradizionali che si presentano in modo diverso dal solito. Capirci qualcosa non è facile per nessuno, nemmeno sarà possibile fare i classici confronti fra un’elezione e l’altra.

 

Adesso.sm

La prima colazione si chiama Adesso.sm ed formato da Repubblica Futura, Ssd e Civico10. Repubblica Futura è un nuovo partito dove sono confluiti alcuni uomini di Alleanza Popolare (ma non i leader storici come la Mularoni) e l’Upr, un partito a suo tempo formato da ex democristiani. Nel 2012 Ap e Upr (presenti in coalizioni diverse) avevano ottenuto complessivamente il 15 per cento. Ssd è una sigla che sta per Sinistra socialista democratica, un contenitore che aveva l’ambizione di riunire tutta la sinistra, da quella radicale a quella riformista, ma che in realtà è riuscito a mettere insieme solo alcuni cocci: fuoriusciuti dal Psd (il corrispettivo del Pd italiano), Sinistra Unita e i Lab.dem dell’ex socialista Simone Celli. Completa la coalizione Civico10, che è soprattutto un’aggregazione giovanile che comunque nel 2012 aveva ottenuto oltre il 6 per cento dei voti. Potremmo definirla una coalizione di sinistra-centro.

 

San Marino prima di tutto

La seconda coalizione in campo è San Marino prima di tutto. I due perni principali sono il Pdcs, ovvero la Democrazia Cristiana che questa volta presenta una lista di partito senza altri inserimenti, e il Psd, ovvero i democratici del Titano. Si sono aggiunti il Ps, Partito Socialista, quello che aveva come leader Paride Andreoli (ma in lista ci sono soprattutto giovani) e Sammarinesi, lista nata dalla confluenza di Noi Sammarinesi (del Segretario di Stato uscente, Arzilli) e da Sammarinesi Senza Confini, rappresentativo soprattutto di quanti vivono all’estero. Questa è una coalizione di centro-sinistra.

Democrazia in movimento

E così arriviamo alla terza coalizione chiamata Democrazia in movimento, che potremmo definire, per le loro posizioni anti-sistema, i grillini del Titano. Nel fanno parte il movimento Rete, che al suo esordio nel 2012 superò il 6 per cento dei consensi, e il Movimento Democratico San Marino Insieme, formato da fuoriusciti del Partito Socialista (Pedini Amati) e di Sinistra Unita (Rossi e Lazzari).

Gli outsider

Completano il quadro due liste indipendenti. La prima (Lista delle persone libere) ispirata dal blogger Marco Severini rappresenta una sorta di leghismo in salsa sammarinese. Riunisce una quindicina di comitati, fra cui uno curiosamente chiamato “io non sto con Gnassi”. L’altra lista (Rinascita democratica sammarinese) è promossa da uno dei leader storici del socialismo sammarinese (è il quinto partito a cui dà vita), Augusto Casali.

L’esordio della preferenza unica

In tutto fanno 11 liste e 260 candidati per 60 posti nel Consiglio Grande e Generale.

L’altra novità di queste elezioni è l’esordio della preferenza unica, che potrà essere data anche dagli elettori residenti all’estero. Sappiamo quali cambiamenti politici profondi abbia indotto in Italia il referendum su questo tema indetto da Mario Segni. Ed anche a San Marino si aspettano grossi sconvolgimenti, soprattutto nella selezione della classe dirigente. La Repubblica è in fondo un grande paesone, dove tutti conoscono tutti, dove si vive fianco a fianco. Se con tre preferenze, si poteva votare l’uomo di fiducia e magari incoraggiare un giovane, con una sola bisogna fare una scelta netta. A quanto l’effetto è che a San Marino si espone dicendo per quale candidato vota, tutti temono di rompere consolidate amicizie. Vedremo la sera del 20 novembre quale sarà l’effetto della riforma sulla qualità politica dei nuovi parlamentari.

La difficile ripresa dopo il crollo del Pil

Nella campagna elettorale dominante è il tema dell’economia. San Marino non è certo stato risparmiato dalla crisi mondiale scoppiata nel 2008. Ai problemi di tutti si sono aggiunti i provvedimenti sulla trasparenza delle operazioni bancarie e finanziarie, che hanno tolto il Titano dalle “black list”. In questi anni San Marino ha perso qualcosa come il 30 per cento del proprio Pil, solo nel 2012 è cominciata la ripresa che però avanza molto lentamente con percentuali dell’uno o dello zero virgola. Il tema è quello tipico italiano, dall’austerità si deve passare allo sviluppo e alla creazione di nuovi posti di lavoro. La disoccupazione intorno al 6 per cento sarebbe un traguardo auspicabile per ogni Paese, ma a San Marino erano abituati ad avere un tasso prossimo allo zero.

Le forze politiche si confrontano sul tema dello sviluppo e del lavoro. Le forze di governo sostengono che dopo le azioni di risanamento, dopo aver riacquistato la credibilità internazionale, adesso è arrivato il momento di tornare a crescere; le forze di opposizione sostengono che l’attuale situazioni di crisi è colpa del governo e che pertanto bisogna cambiare. Un copione che ben conosciamo, quasi scontato.


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