Riccione: ecco perchè Tosi ha battuto Vescovi al primo turno

Lunedì, 12 Giugno 2017

Da un certo punto di vista, è andata com’era ragionevolmente prevedibile. Per decidere chi sarà il nuovo sindaco di Riccione sarà necessario il turno di ballottaggio fra Renata Tosi e Sabrina Vescovi. Tuttavia l’esito finale scontato nasconde molti dettagli utili a comprendere quali siano stati gli umori dell’elettorato riccionese.

Tosi arriva al ballottaggio in una posizione di vantaggio (36,07) distaccando di quasi due punti la candidata del Pd. Era stato molto diverso il risultato del 2014: Fabio Ubaldi era giunto nettamente primo con il 45 per cento dei voti e la Tosi era seconda con il 34,7. Sabrina Vescovi, considerata un candidato forte e temibile, alla prova dei fatti si è rivelata più debole dell’ex piddino passato nelle fila di Patto Civico. È stato invece confermato che Tosi gode di un ampio consenso, che la defenestrazione notarile, e la conseguente aureola di vittima, ha contribuito a mantenere. Dovrebbero rifletterci quanti pensavano che questo fosse il modo migliore per mandarla a casa. Non solo con il 10 per cento in meno dei votanti ha preso quasi tutti i 6.800 voti del 2014 (6.236 per la precisione), ma ha ottenuto più consensi personali rispetto a quelli della propria coalizione.

Nell’area di centrodestra, è clamoroso e inatteso il sorpasso della neonata lista Civica Tosi (13,3%) ai danni di Noi Riccionesi (8,75%) che perde il ruolo di forza politica di maggioranza relativa all’interno della coalizione. Con quali conseguenze politiche, è un’incognita tutta da scoprire: certo molto dipenderà dal fatto se sarà una forza di maggioranza o di opposizione. Buon risultato per la Lega che supera di un punto Forza Italia. Il partito berlusconiano paga il prezzo salato di essere stata la forza politica dell’ex vice sindaco Luciano Tirincanti e della consigliera che con la firma dal notaio ha determinato la caduta della Tosi. Ha preso solo un terzo dei consensi che aveva nel 2014: a quanto pare gli elettori sono ben capaci di leggere cosa avviene nel Palazzo e attribuire le relative responsabilità. Boom del Popolo della Famiglia, dove due candidati forti, Baldacci e Albicocco, lo trascinano verso l’inedito risultato dell1,66%.

È certamente soddisfatto Carlo Conti perché, al di là delle boutade da campagne elettorale sulla vittoria a portata di mano, il 15 per cento dei voti è senza dubbio un ottimo traguardo. Ancora una volta il king maker Pizzolante può cantare vittoria. Oltretutto a Riccione il successo è arrivato senza una lista al traino di un candidato forte come era a Rimini Andrea Gnassi. Pizzolante ha saputo intercettare e amalgamare in un soggetto politico gli elettori delusi della Tosi e quelli in fuga da un Pd non ancora libero dalle vecchie logiche.

Non ha tirato in Italia un vento favorevole per il Movimento 5 Stelle, e anche Riccione ne ha risentito. I grillini sono in calo rispetto al 2014 e arrivano anche dopo Patto Civico. Hanno puntato sull’immagine del loro candidato sindaco, si sono dati una inedita veste governativa e non hanno speso una parola sui temi dell’antipolitica e dell’anticasta, che è ciò che li poteva distinguere dagli altri. Mancando di forza di attrazione per l’elettorato scontento di tutto, hanno, si sono fermati ad un modesto risultato.

Anche  Sabrina Vescovi ha ottenuto più voti della coalizione, e ciò è confortante per lei. Tuttavia, la preparazione, la determinazione, l’immagine, il linguaggio usato, non sono stati sufficienti a farla sfondare. Non è certo tutto demerito suo, i voti alle liste di partito segnalano un Pd al minimo storico del 26,85, quasi dieci punti in meno rispetto al 2014. Probabilmente il Pd, considerato il responsabile del declino di Riccione e di un’opera divisiva come il Trc, non è apparso sufficientemente emendato, non ha dato sufficienti segnali di reale rinnovamento. Le ferite erano ancora troppo fresche per tornare a votare chi le aveva provocate.

Queste considerazioni valgono per il voto di ieri. Il ballottaggio del 25 giugno sarà una storia del tutto nuova. Si dimentica troppo facilmente che il ballottaggio non lo si vince grazie ai risultati ottenuti al primo turno e alla relativa campagna elettorale. E nemmeno grazie a fantasiose aritmetiche elettorali. Lo si vince riuscendo a convincere tutti i propri elettori a tornare a votare, e aggiungendone di nuovi.

Sia Patto Civico che il Pd avevano escluso, stracciandosi le vesti, ogni apparentamento per il ballottaggio. A livello ufficiale. Questo ovviamente non esclude accordi riservati e indicazioni di voto discrete one to one. Pizzolante, commentando su Facebook la performance di Patto Civico, non dice una parola sul ballottaggio.

Un’altra incognita riguarda l’atteggiamento dei grillini: sentono ancora un’ideale vicinanza con la Tosi e la sosteranno in funzione anti Pd?

I risultati del primo turno dicono chiaramente che l’elettorato sa giudicare e scegliere, avendo una conoscenza diretta delle liste e dei candidati. Questa capacità emergerà anche fra due settimane.

I risultati del voto dell'11 giugno